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Il sistema TEN-T: la spina dorsale, spesso sottovalutata, dell'integrazione economica europea – Chi paga davvero per le nostre strade, ferrovie e porti?

Il sistema TEN-T: la spina dorsale, spesso sottovalutata, dell'integrazione economica europea – Chi paga davvero per le nostre strade, ferrovie e porti?

Il sistema TEN-T: la spina dorsale sottovalutata dell'integrazione economica europea – Chi paga davvero per le nostre strade, ferrovie e porti? – Immagine: Xpert.Digital

Il progetto invisibile da miliardi di euro dell'Europa: la rete TEN-T – il mega-progetto più importante dell'UE di cui quasi nessuno sa nulla

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Senza di esse, non esisterebbe un mercato unico europeo funzionante, eppure sono quasi del tutto sconosciute al grande pubblico: le Reti Transeuropee dei Trasporti (TEN-T) costituiscono la spina dorsale invisibile ma vitale della nostra economia. Quello che negli anni '90 era iniziato come un progetto di rete puramente economico per strade, ferrovie e porti, si è trasformato, almeno a partire dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, in un potente strumento politico. La riforma più recente, quella del 2024, chiarisce in modo inequivocabile che le infrastrutture di trasporto non devono più limitarsi a trasportare merci e persone in modo efficiente, ma devono anche resistere a crisi geopolitiche e a esigenze militari. Ma mentre l'Unione Europea procede a passo spedito con budget multimiliardari e scadenze stringenti entro il 2030, l'ambizioso mega-progetto è minacciato da egoismi nazionali, ostacoli burocratici e cronici sottofinanziamenti. Questa è un'analisi approfondita di un progetto multimiliardario sottovalutato che plasmerà in modo significativo il futuro economico e di sicurezza dell'Europa.

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Chi paga effettivamente per le strade, le ferrovie e i porti che mantengono in funzione il mercato unico europeo e chi ne trae realmente beneficio?

La Rete Transeuropea dei Trasporti, nota nel gergo ufficiale europeo come TEN-T, è uno di quei progetti infrastrutturali che riceve poca attenzione pubblica, nonostante abbia plasmato il panorama economico europeo per decenni. Le considerazioni fondamentali per una rete di trasporti paneuropea che colleghi economicamente l'Unione Europea risalgono al 1990, quando gli Stati membri adottarono una politica comune per le infrastrutture al fine di promuovere specificamente il mercato unico europeo. Il quadro giuridico formale e il lancio ufficiale della rete si sono finalmente concretizzati nel 1996 con la Decisione n. 1692/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. Da un punto di vista economico, questo è stato più di un semplice atto simbolico di integrazione europea: è stato il riconoscimento che un mercato comune senza collegamenti fisici continui rimane un costrutto teorico. Il commercio transfrontaliero, la divisione del lavoro nella produzione e la convergenza regionale richiedono vie di trasporto funzionanti che rendano compatibili i sistemi nazionali, anziché permettere che questi si interrompano alle frontiere.

Da dove deriva il nome e cosa si cela dietro di esso

L'abbreviazione TEN-T deriva dall'inglese e sta per "Trans-European Transport Network" (Rete Transeuropea dei Trasporti). Il sistema è parte integrante delle cosiddette Reti Transeuropee, che, come concetto generale, collegano i settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni. Sebbene l'abbreviazione TEN-V, per "Trans-European Networks Transport" (Reti Transeuropee dei Trasporti), sia spesso utilizzata ufficialmente in Germania, la forma abbreviata inglese ha ampiamente prevalso a livello internazionale e anche nei paesi di lingua tedesca. Il fatto che un'abbreviazione inglese abbia prevalso sulla denominazione ufficiale è di per sé un piccolo sintomo della realtà della politica europea: i termini tecnici si diffondono oltre le barriere linguistiche più velocemente di quanto le burocrazie nazionali riescano ad adeguarsi, e l'inglese funge di fatto da lingua franca dell'architettura amministrativa europea.

Dalla bozza alla norma giuridica vincolante

Lo sviluppo giuridico del sistema TEN-T ha attraversato diverse fasi di riforma, ognuna delle quali ha risposto alle mutevoli realtà economiche e geopolitiche. Dopo la sua istituzione nel 1996, una prima revisione importante ha avuto luogo nel 2004, in seguito all'allargamento dell'Unione Europea con dieci nuovi Stati membri e alla conseguente necessità di adattare la struttura della rete al territorio più ampio ed eterogeneo. Il cambiamento concettuale più significativo si è probabilmente verificato nel 2013 con l'introduzione di un'architettura di rete a due livelli. Questa architettura distingue tra una rete centrale, costituita dai principali corridoi di trasporto, e una rete complessiva più ampia che collega le regioni a questa rete centrale. Il completamento della rete centrale era previsto per il 2030, mentre quello della rete complessiva per il 2050. Questo approccio a due livelli si è rivelato economicamente valido, in quanto ha permesso di concentrare i finanziamenti limitati sui corridoi che gestiscono la quota maggiore del traffico merci e passeggeri transfrontaliero, collegando al contempo le regioni periferiche su un arco temporale più lungo.

La riforma del 2024 come punto di svolta geopolitico

Il quadro giuridico attualmente applicabile è il Regolamento (UE) 2024/1679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, che sostituisce completamente il precedente regolamento del 2013. Tale revisione non è un mero aggiornamento tecnico, ma riflette una profonda rivalutazione delle priorità innescata dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina. Il nuovo regolamento introduce una scadenza intermedia fissata al 2040, applicabile alla cosiddetta rete centrale estesa, e serve ad anticipare il completamento di importanti progetti, soprattutto transfrontalieri, come il completamento delle tratte ferroviarie non ancora realizzate. Il piano di espansione si articola ora in tre fasi: 2030 per la rete centrale, 2040 per la rete centrale estesa e 2050 per l'intera rete. È inoltre importante sottolineare che i corridoi della rete centrale sono stati accorpati ai corridoi ferroviari merci esistenti per formare "corridoi di trasporto europei" unificati, al fine di eliminare le ridondanze nella pianificazione e aumentare la coerenza operativa tra il trasporto passeggeri a lunga distanza e la logistica delle merci.

Quando la geopolitica ridisegna la pianificazione delle infrastrutture

Forse il cambiamento sostanziale più significativo della riforma del 2024 riguarda l'orientamento geografico della rete stessa. In risposta diretta alla guerra di aggressione della Russia, quattro corridoi di trasporto europei sono stati estesi per includere Ucraina e Moldavia, mentre al contempo è stata declassata la priorità dei collegamenti transfrontalieri con Russia e Bielorussia. Si tratta di una decisione economicamente rilevante perché segnala che l'UE non basa più la sua pianificazione infrastrutturale esclusivamente su criteri di efficienza, ma sempre più su considerazioni di sicurezza. Parallelamente, nel 2022 sono stati istituiti i cosiddetti corridoi di solidarietà tra l'UE, l'Ucraina e la Moldavia. Questi corridoi erano stati originariamente creati per aggirare il blocco russo nel Mar Nero e facilitare le esportazioni di grano ucraino. Ad oggi, attraverso questi corridoi sono state esportate oltre 136 milioni di tonnellate di merci come grano, minerali e acciaio, e sono state trasportate oltre 52 milioni di tonnellate di importazioni essenziali come carburante, veicoli, fertilizzanti e aiuti militari e umanitari. Secondo il Commissario europeo per i trasporti, i corridoi di solidarietà hanno finora generato circa 50 miliardi di euro di entrate per l'economia ucraina, mentre importazioni per un valore di circa 107 miliardi di euro sono transitate attraverso queste rotte. Questi dati dimostrano che le infrastrutture di trasporto sono da tempo diventate uno strumento strategico di potere che va ben oltre le semplici questioni di mobilità.

L'anatomia di una rete multistrato

La rete TEN-T è suddivisa gerarchicamente in tre livelli: la rete centrale, la rete centrale estesa e la rete integrata, con scadenze e requisiti infrastrutturali differenti per ciascun livello. La rete centrale di livello superiore comprende i collegamenti e gli snodi di trasporto europei più importanti e deve essere completata entro il 2030, mentre la rete integrata collega tutte le regioni dell'Unione europea a questa rete centrale e il suo completamento è previsto per il 2050. Nello specifico, ciò implica standard tecnici significativi per le singole modalità di trasporto: le linee ferroviarie della rete centrale devono essere progettate per treni lunghi 740 metri, il che aumenterà significativamente la capacità di trasporto merci su rotaia e promuoverà il passaggio a modalità di trasporto più sostenibili. Inoltre, i principali aeroporti con un volume annuo di passeggeri superiore a dodici milioni devono essere collegati alla rete ferroviaria a lunga percorrenza per rendere il trasporto ferroviario un'alternativa competitiva ai voli a corto raggio all'interno dell'Europa. Per le vie navigabili interne e i porti, il regolamento stabilisce standard minimi per le infrastrutture e i livelli di servizio al fine di garantire una navigazione efficiente, affidabile e sicura lungo le vie navigabili europee, mentre per i porti marittimi si applicano requisiti minimi volti a promuovere il trasporto marittimo a corto raggio e i collegamenti con l'entroterra tramite ferrovia.

Il prezzo della connessione: chi paga per la rete europea?

Lo strumento di finanziamento principale per l'espansione della rete TEN-T è il Connecting Europe Facility (CEF), il cui attuale periodo di finanziamento va dal 2021 al 2027 e ha un bilancio totale di circa 33,71 miliardi di euro. Di tale importo, circa 25,81 miliardi di euro sono destinati al settore dei trasporti, mentre circa 5,84 miliardi di euro sono destinati alle infrastrutture energetiche e circa 2,07 miliardi di euro alle infrastrutture digitali. All'interno del bilancio per i trasporti, sono previsti anche stanziamenti speciali mirati, come 1,56 miliardi di euro per grandi progetti ferroviari nei paesi della coalizione economicamente più deboli e circa 1,69 miliardi di euro per infrastrutture utilizzabili sia per scopi civili che militari – il cosiddetto concetto di duplice uso che riflette la crescente convergenza tra politica economica e di sicurezza nella pianificazione infrastrutturale europea. I tassi di cofinanziamento dell'UE per l'espansione della rete centrale sono normalmente pari a un massimo del 30% dei costi del progetto, ma possono essere aumentati fino al 50% in determinate condizioni, mentre i collegamenti transfrontalieri all'interno della rete complessiva possono essere cofinanziati al 50% su tutta la linea. Inoltre, la politica di coesione europea fornisce un sostegno significativo all'espansione della rete: per il periodo 2021-2027 sono previsti investimenti totali per 32,5 miliardi di euro, di cui 25,3 miliardi provenienti da finanziamenti UE. Questa combinazione del CEF e del Fondo di coesione dimostra che l'UE utilizza deliberatamente due flussi di finanziamento paralleli: un approccio orientato alla concorrenza e basato sui progetti tramite il CEF e un approccio orientato alla redistribuzione tramite la politica di coesione, che avvantaggia in particolare le regioni e gli Stati membri strutturalmente più deboli.

 

Hub per la sicurezza e la difesa - Consulenza e informazioni

Hub per la sicurezza e la difesa - Immagine: Xpert.Digital

Il Security and Defence Hub offre consulenza specialistica e informazioni aggiornate per supportare efficacemente aziende e organizzazioni nel rafforzamento del loro ruolo nella politica europea di sicurezza e difesa. Lavorando a stretto contatto con il gruppo di lavoro SME Connect Defence, promuove in particolare le piccole e medie imprese (PMI) che desiderano sviluppare ulteriormente la propria capacità innovativa e la propria competitività nel settore della difesa. In qualità di punto di contatto centrale, il Security Hub crea quindi un ponte cruciale tra le PMI e la strategia di difesa europea.

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Da una prospettiva macroeconomica, la rete TEN-T può essere interpretata come un classico bene di investimento pubblico con esternalità positive. La riduzione dei tempi e dei costi di trasporto diminuisce i costi di transazione del commercio transfrontaliero, aspetto di notevole importanza, soprattutto per economie orientate all'esportazione come la Germania. Allo stesso tempo, l'esperienza con progetti di tale portata dimostra che i tempi di attuazione effettivi superano regolarmente le tempistiche originarie, sollevando dubbi sulla fattibilità del rispetto della scadenza del 2030 per la rete centrale. I critici della politica dei trasporti dell'UE sottolineano da anni che i finanziamenti stanziati sono esigui rispetto alle reali esigenze di investimento e che gli Stati membri devono farsi carico della maggior parte dell'onere finanziario attraverso i bilanci nazionali o investitori privati. Data l'entità del fabbisogno infrastrutturale a livello europeo, che le associazioni di settore stimano regolarmente in diverse centinaia di miliardi di euro, i 25,8 miliardi di euro di finanziamenti CEF per i trasporti per il periodo 2021-2027 appaiono più come un finanziamento iniziale che come una copertura completa. Il vero rischio economico, pertanto, risiede meno nella progettazione della rete in sé che nel cronico sottofinanziamento rispetto al fabbisogno effettivo, aggravato dalle priorità fiscali contrastanti degli Stati membri in settori quali la difesa, la transizione energetica e i cambiamenti demografici.

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L'ambivalenza della Germania tra pioniere e ritardatario

Per la Germania, in quanto snodo centrale del trasporto merci europeo, la rete TEN-T riveste una particolare importanza strategica, poiché diversi corridoi chiave attraversano direttamente il paese e l'industria tedesca dell'export dipende fortemente da collegamenti transfrontalieri efficienti. Allo stesso tempo, in Germania si osserva un problema ricorrente: l'onere burocratico delle procedure di approvazione, la frammentazione della struttura federale delle responsabilità e il cronico arretrato di manutenzione della rete ferroviaria ostacolano significativamente la rapida implementazione dei requisiti TEN-T. Le richieste di finanziamento del CEF che prevedono la partecipazione tedesca devono essere esaminate e approvate preventivamente dal ministero federale competente: un ulteriore passaggio amministrativo che può ritardare i progetti, ma che al contempo garantisce il controllo di qualità a livello nazionale. L'implementazione del Sistema europeo di controllo dei treni (ERTMS) da parte di Deutsche Bahn, finanziata nell'ambito del CEF, esemplifica come i finanziamenti europei consentano modernizzazioni tecniche concrete nella rete ferroviaria tedesca, che probabilmente sarebbero progredite più lentamente senza questo sostegno.

Il ruolo sottovalutato degli hub multimodali

Un aspetto spesso trascurato, ma economicamente cruciale, della riforma TEN-T del 2024 è la maggiore enfasi sui punti di trasbordo multimodali, ovvero gli hub in cui le merci vengono trasferite tra trasporto ferroviario, stradale, fluviale e marittimo. Il regolamento promuove specificamente l'espansione dei porti di trasbordo, sia in numero che in capacità, per soddisfare la crescente domanda di trasporto combinato, in cui container o casse mobili vengono trasferiti senza soluzione di continuità tra le diverse modalità di trasporto. Da un punto di vista economico, ciò rappresenta una risposta alla consapevolezza che una pura infrastruttura ferroviaria ha scarso valore senza interfacce funzionanti. Un corridoio ferroviario perfettamente sviluppato non offre alcun beneficio economico se le merci rimangono bloccate per ore in lunghe code ai terminal perché le infrastrutture di trasbordo non sono state adeguate. Inoltre, il regolamento richiede a tutte le principali città lungo la rete TEN-T di presentare piani per una mobilità urbana sostenibile, concentrandosi strategicamente sull'ultimo miglio del trasporto merci e sull'integrazione del trasporto a lunga distanza con la logistica urbana.

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Prospettive su un futuro incerto per quanto riguarda i finanziamenti dopo il 2027

L'attuale periodo di finanziamento del Connecting Europe Facility sta per concludersi e la Commissione europea ha già manifestato l'intenzione di presentare una proposta successiva per il periodo a partire dal 2028, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale. Questa decisione giunge in un momento in cui l'Unione europea sta assumendo contemporaneamente enormi impegni finanziari legati alla ricostruzione dell'Ucraina, al rafforzamento delle capacità di difesa europee e al finanziamento della transizione energetica. È quindi plausibile che i futuri programmi di finanziamento TEN-T saranno ancora più strettamente legati alla politica di sicurezza e ai criteri di duplice uso, come già indicato nella riforma del 2024. Per le imprese, i comuni e le regioni che dipendono dai finanziamenti europei per i progetti infrastrutturali, ciò significa che le richieste di finanziamento strategiche richiederanno sempre più un'interpretazione geopolitica dei progetti per garantirne l'ammissibilità.

I coordinatori come architetti silenziosi dell'implementazione

Un elemento poco notato ma istituzionalmente importante della governance di TEN-T è il ruolo dei coordinatori dei corridoi europei, i cui poteri sono stati significativamente ampliati con la riforma del 2024 per incorporare le nuove priorità di TEN-T e consentire loro di interagire direttamente con i paesi extra-UE partecipanti. Inoltre, alla Commissione europea è stata conferita l'autorità di adottare atti attuativi separati per ciascun corridoio di trasporto europeo, rafforzando strutturalmente il suo potere di governance centrale nei confronti dei singoli Stati membri. Allo stesso tempo, si auspica una maggiore armonizzazione tra i piani nazionali dei trasporti e la strategia generale di TEN-T, nel tentativo di affrontare il problema fondamentale di lunga data per cui la pianificazione infrastrutturale nazionale spesso si sviluppa indipendentemente dalla logica dei corridoi europei e solo successivamente deve essere allineata ad essa. Questo rafforzamento istituzionale del livello sovranazionale nei confronti dei ministeri dei trasporti nazionali non è esente da controversie politiche, poiché tende a limitare la sovranità dei singoli Stati membri sulla propria pianificazione infrastrutturale, ma appare economicamente necessario per superare la nota frammentazione delle reti di trasporto europee.

Tra mobilità militare e uso civile

Un altro elemento rilevante della recente riforma riguarda la maggiore considerazione data alle esigenze militari nella costruzione o nell'ampliamento di infrastrutture civili che si sovrappongono alla rete di trasporto militare. Questo sviluppo, che va compreso nel contesto della mutata situazione di sicurezza in Europa dal 2022, segna una rottura fondamentale con il principio, consolidatosi per decenni, secondo cui le infrastrutture di trasporto civili sono rigorosamente separate dalla logistica militare. Da un punto di vista economico, tali investimenti a duplice uso possono essere piuttosto efficienti, poiché una linea stradale o ferroviaria che ospita sia il trasporto merci civile sia la mobilità militare genera economie di scala nei costi di costruzione rispetto alla realizzazione di infrastrutture separate. Allo stesso tempo, ciò crea nuovi conflitti di interesse, ad esempio, quando la pianificazione delle capacità civili è subordinata alle esigenze militari, o quando le preoccupazioni per la sicurezza relative agli investimenti esteri nelle infrastrutture TEN-T – per le quali la riforma del 2024 introduce esplicitamente garanzie più rigorose – ostacolano i flussi di capitali privati ​​verso i progetti infrastrutturali europei.

Una valutazione obiettiva

Il sistema TEN-T rimane uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi, eppure cronicamente sottovalutati, dell'integrazione europea. Esso incarna il tentativo di creare un insieme coerente ed economicamente sostenibile a partire da 27 sistemi di trasporto nazionali, senza rinunciare alla struttura federale dell'Unione o alla sovranità fiscale degli Stati membri. La riforma del 2024 dimostra che questo progetto non può più essere concepito in termini puramente tecnocratici, ma è sempre più influenzato da mutamenti geopolitici, necessità di politica di sicurezza e dalla questione della resilienza europea. La possibilità di rispettare l'ambizioso calendario con gli obiettivi del 2030, 2040 e 2050 dipende in larga misura dalla volontà dei responsabili politici europei di colmare il divario di finanziamento tra le ambizioni dichiarate e le risorse effettivamente disponibili in modo più deciso rispetto ai precedenti periodi di finanziamento.

 

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