
Perché i “token” dell’IA sono il nuovo petrolio dell’economia globale: come la Cina sta minando il dominio tecnologico americano con i token basati sull’IA – Immagine: Xpert.Digital
I token basati sull'intelligenza artificiale come nuova merce di esportazione della Cina: la strategia petrolifera digitale del XXI secolo
Quando i calcoli matematici diventano una merce – e l'Occidente non ha ancora compreso appieno la portata di questo fenomeno
40 volte più economico di ChatGPT: come la Cina sta inondando il mercato globale dell'IA con prezzi radicalmente bassi
L'intelligenza artificiale non è più concepita e controllata esclusivamente nei data center occidentali: è diventata la più potente arma geopolitica del XXI secolo. Mentre gli Stati Uniti si affidano a rigidi controlli sulle esportazioni di chip ad alte prestazioni e l'Europa discute di normative sulla protezione dei dati, la Cina sta silenziosamente attuando un cambio di paradigma globale: la Repubblica Popolare Cinese sta trasformando i cosiddetti "token" di IA – i componenti fondamentali dei modelli linguistici – in un prodotto di esportazione di massa e, di conseguenza, in una risorsa strategica per il futuro. Grazie a prezzi inferiori di quaranta volte rispetto a concorrenti americani come OpenAI o Google, modelli cinesi come DeepSeek e Qwen di Alibaba stanno inondando il mercato globale. Questo sta portando a un cambiamento fondamentale, soprattutto nel Sud del mondo, ma sempre più anche in Occidente. Chi utilizza la potenza di calcolo cinese risparmia enormi costi, entra anche in una nuova struttura di dipendenza tecnologica e, al contempo, fornisce i dati di addestramento per la futura egemonia tecnologica di Pechino. Si tratta di un'analisi di giganteschi investimenti multimiliardari, dei limiti delle sanzioni americane e dell'emergere di una classe di materie prime completamente nuova.
Cos'è effettivamente un token e perché è importante saperlo ora
I token sono i mattoni fondamentali di ogni interazione moderna con l'intelligenza artificiale. Un modello linguistico come DeepSeek o Qwen scompone qualsiasi testo in ingresso nei cosiddetti token – frammenti che corrispondono approssimativamente a tre quarti di parola – e li elabora in sequenza per generare una risposta. Chi utilizza un'interfaccia di intelligenza artificiale tramite API paga in genere in base al numero di token elaborati, sia per l'input che per l'output generato. I token non sono quindi solo una metrica tecnica, ma anche l'unità di misura per i servizi di intelligenza artificiale a livello globale, ed è proprio qui che risiedono le implicazioni strategiche dell'approccio cinese.
Fino ad ora, il mercato dei token è stato implicitamente un'arena dominata dagli Stati Uniti. OpenAI, Anthropic e Google hanno stabilito i prezzi, determinato l'architettura e mantenuto le infrastrutture in mani americane. Con l'ascesa dei modelli cinesi, in particolare DeepSeek e la famiglia Qwen di Alibaba, questa struttura sta iniziando a cambiare radicalmente. Quella che un tempo era una decisione puramente tecnica relativa all'infrastruttura sta diventando una questione geopolitica: di chi saranno i data center, i chip, l'energia elettrica che elaborerà le richieste di tutto il mondo?
Alibaba Token Hub: più di una semplice ristrutturazione aziendale
Il 16 marzo 2026, l'amministratore delegato di Alibaba, Eddie Wu, ha annunciato la creazione della nuova unità aziendale Alibaba Token Hub tramite una nota interna. Questa nuova unità riunisce sotto un unico tetto cinque divisioni precedentemente separate: Tongyi Laboratory come unità di ricerca di base, la piattaforma MaaS (Model-as-a-Service) come infrastruttura di distribuzione, la linea di prodotti Qwen per i consumatori finali, l'offerta di intelligenza artificiale per le imprese Wukong e un'unità di innovazione nel campo dell'IA. La missione dichiarata, secondo le parole di Wu, è: creare token, distribuire token e utilizzare token.
La logica strutturale sottostante è rivelatrice. Lo stesso Wu descrive la nuova architettura utilizzando l'immagine di una rete elettrica: Tongyi Lab come centrale elettrica, la piattaforma MaaS come rete di trasmissione e i prodotti finali come dispositivi di consumo connessi. Non si tratta di una semplice metafora, ma di un impegno strategico: Alibaba non vuole più essere un conglomerato con una divisione dedicata all'intelligenza artificiale, bensì un fornitore di infrastrutture per l'IA che considera anche l'e-commerce e il cloud computing come livelli applicativi.
Degno di nota è anche l'impegno di capitale a supporto di questo riallineamento strategico. Alibaba ha annunciato investimenti per circa 53 miliardi di dollari in tre anni in intelligenza artificiale e infrastrutture cloud: una somma che, secondo l'azienda, supera la spesa in conto capitale totale del gruppo nell'ultimo decennio. L'entità di questa cifra è notevole anche per gli standard internazionali: si prevede che gli investimenti globali in intelligenza artificiale supereranno i 200 miliardi di dollari entro il 2026, e Alibaba da sola rappresenterà circa un quarto di questo totale. Al momento dell'annuncio, Wu ha indicato che anche questa cifra già straordinaria sarebbe stata ulteriormente aumentata per soddisfare la domanda in rapida crescita.
Il divario di prezzo: come le modelle cinesi stanno riscrivendo il mercato
Il fondamento economico della strategia cinese di esportazione di token risiede nell'enorme differenza di prezzo rispetto ai concorrenti americani. Gli analisti della banca d'investimento Bernstein hanno esaminato a fondo i modelli di DeepSeek e hanno scoperto che il concorrente cinese offre prezzi inferiori rispetto ai modelli statunitensi di un fattore compreso tra 20 e 40. Analisi tecniche indipendenti confermano questo risultato: il modello Reasoner di DeepSeek stima circa 0,55 dollari per un milione di token di input, mentre GPT-4.5 e o1 di OpenAI sono tra le offerte più costose al mondo. In pratica, ciò significa che ciò che costa 50 dollari per milione di token sull'infrastruttura OpenAI è disponibile su DeepSeek per 1 o 2 dollari.
Questa differenza di prezzo non è una manovra di dumping nel senso classico del termine, bensì il risultato di un vantaggio in termini di efficienza strutturale, fondato su diversi pilastri. DeepSeek ha addestrato il suo motore di ragionamento R1 per soli 294.000 dollari, mentre modelli statunitensi comparabili hanno richiesto decine di milioni di dollari per lo sviluppo. Ciò è stato possibile grazie all'applicazione coerente di un'architettura "mixed-of-expert", che non attiva tutti i parametri del modello per ogni query, ma solo i percorsi di esperti più pertinenti. Inoltre, i sussidi governativi per le infrastrutture di intelligenza artificiale, i salari più bassi per gli ingegneri (dal 50 al 60% inferiori in Cina rispetto alla Silicon Valley) e gli incentivi fiscali per la ricerca e lo sviluppo contribuiscono a questo vantaggio.
Il risultato è una differenza di prezzo che, razionalmente, è impossibile ignorare per le aziende di tutto il mondo. Le startup che sviluppano applicazioni di intelligenza artificiale a Singapore, Nairobi o Istanbul devono tenere conto dei costi di elaborazione. Con una differenza di prezzo venti volte superiore, la scelta di un fornitore non è una decisione ideologica, ma puramente commerciale. Ed è proprio su questa realtà che la strategia cinese di esportazione di token punta.
La crescita dell'economia dei token: cifre che mostrano la portata della trasformazione
La dinamica di crescita dell'economia dei token in Cina è praticamente senza precedenti per portata rispetto a qualsiasi altra espansione industriale conosciuta. All'inizio del 2024, il consumo medio giornaliero di token in Cina era di 100 miliardi. Alla fine del 2025, questa cifra era salita a 100 trilioni. Nel marzo 2026, l'Ufficio nazionale di statistica cinese ha segnalato un ulteriore balzo a oltre 140 trilioni al giorno, un aumento di oltre mille volte in soli due anni. Mao Shengyong, vicedirettore dell'Ufficio nazionale di statistica cinese, ha interpretato questi dati come la prova di una graduale svolta nell'adozione diffusa delle applicazioni di intelligenza artificiale nell'industria.
Ancora più significativa è la dimensione internazionale. Su OpenRouter, la più grande piattaforma di aggregazione al mondo per le API dei modelli di intelligenza artificiale, i modelli cinesi hanno raggiunto un volume settimanale di token pari a 7,36 trilioni di token nella settimana del 15 marzo 2026, superando i modelli statunitensi per la terza settimana consecutiva. Quattro dei cinque modelli più utilizzati al mondo per volume di token erano di origine cinese. Il volume settimanale globale di token su OpenRouter ha raggiunto i 20,4 trilioni di token durante questo periodo, con un tasso di crescita di oltre il 20% a settimana.
JPMorgan ha tentato di tradurre questo sviluppo in una previsione a lungo termine. La banca prevede che il consumo di token per l'inferenza AI in Cina aumenterà da circa 10 quadrilioni (10.000 trilioni) nel 2025 a circa 3.900 quadrilioni nel 2030, con un incremento di 370 volte in soli cinque anni. Questa cifra sottolinea che l'economia dei token non è una moda passeggera, ma piuttosto un mercato in crescita strutturale con una solida base industriale.
Il calcolo geopolitico alla base dell'esportazione dei token
L'approccio della Cina al business dell'esportazione di token segue una logica che va ben oltre la massimizzazione del profitto commerciale. Il modello di base è straordinariamente chiaro: un utente all'estero – a Nairobi, Dubai o Giacarta – richiama un modello di intelligenza artificiale cinese. La richiesta viaggia verso un data center cinese, dove chip cinesi, alimentati da energia elettrica cinese, eseguono il calcolo. Il risultato ritorna all'utente sotto forma di token, per i quali viene emesso un addebito. Ciò che emerge non è solo un ricavo, ma una complessa struttura di dipendenza: tecnica, economica e strategica.
Questo approccio riflette il concetto più ampio della Via della Seta Digitale, che la Cina sta implementando sistematicamente da anni. La Repubblica Popolare Cinese si sta posizionando come alternativa al modello della Silicon Valley e presenta le sue offerte di intelligenza artificiale come un bene pubblico che trascende le motivazioni di profitto proprietario. Attraverso investimenti in infrastrutture digitali, iniziative educative e soluzioni di governance intelligenti, Pechino sta costruendo partenariati bilaterali che combinano narrazioni di sviluppo con penetrazione economica. L'Organizzazione Mondiale dei Dati (OMD), fondata nel 2026 e che vanta già 200 membri provenienti da oltre 40 paesi, è un altro tassello istituzionale volto a definire standard internazionali in materia di dati.
La strategia open-source è uno strumento chiave in questo processo. Rendendo i loro modelli liberamente accessibili, DeepSeek e Qwen di Alibaba stanno abbassando drasticamente la soglia di adozione a livello globale. La quota di mercato di DeepSeek nel mercato globale dei chatbot si attesta ora al 4%; la famiglia di modelli Qwen era stata scaricata oltre 700 milioni di volte entro gennaio 2026, diventando il sistema di intelligenza artificiale open-source più utilizzato al mondo. I modelli di intelligenza artificiale cinesi hanno raggiunto una quota di mercato globale totale di circa il 15% a novembre 2025, rispetto a quasi lo zero percento dell'anno precedente. In alcuni mercati, le cifre sono ancora più eclatanti: la quota di mercato di DeepSeek è dell'89% in Cina, del 56% in Bielorussia, del 49% a Cuba e di circa il 43% in Russia.
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Le PMI europee strette tra costi, comfort e dipendenza geopolitica
La questione dei chip: la vulnerabilità strutturale della Cina e la via d'uscita strategica
Forse il punto debole più critico nella strategia cinese di esportazione di token risiede nella questione dei semiconduttori. Dall'ottobre 2022, le normative statunitensi sul controllo delle esportazioni vietano la vendita alla Cina di chip per l'intelligenza artificiale con prestazioni paragonabili a quelle dell'Nvidia A100. Da allora, tali restrizioni sono state gradualmente ampliate e la loro applicazione rafforzata. Nel maggio 2025, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha avvertito che l'utilizzo dei chip Ascend di Huawei, i processori per l'intelligenza artificiale leader in Cina, potrebbe violare le normative statunitensi sul controllo delle esportazioni, poiché il loro sviluppo e la loro produzione si basano su processi e attrezzature statunitensi.
Huawei ha annunciato l'intenzione di produrre circa 600.000 unità dell'Ascend 910C entro il 2026. Alibaba, ByteDance e Tencent hanno effettuato ordini consistenti per un totale di diverse centinaia di migliaia di unità, e DeepSeek starebbe sviluppando il suo prossimo modello V4 interamente su hardware Huawei, considerato la prima dimostrazione concreta delle prestazioni dei chip AI di ultima generazione cinesi. Allo stesso tempo, il limite è reale: secondo il Council on Foreign Relations, anche con le stime più ottimistiche per il 2027, Huawei produrrà solo circa il 4% della potenza di calcolo AI complessiva generata da Nvidia.
Ciononostante, i controlli sulle esportazioni statunitensi non hanno prodotto l'effetto frenante desiderato, bensì il contrario. Un'analisi del CSIS conclude che le restrizioni hanno coordinato la domanda interna di chip in Cina con i produttori cinesi in un modo che decenni di politica industriale non erano riusciti a ottenere. I produttori cinesi di semiconduttori detengono ora il 41% del mercato interno. I controlli sulle esportazioni hanno parzialmente interrotto il ciclo di dipendenza digitale – la dipendenza dall'hardware occidentale per i chip – senza tuttavia intaccare il ciclo di produzione fisica, che si basa sull'infrastruttura produttiva cinese e genera dati proprietari reali provenienti da applicazioni industriali.
Il Sud del mondo come area strategica per l'esportazione di token
La strategia cinese di esportazione di token non si basa su un approccio di penetrazione del mercato indiscriminata, bensì su una prioritizzazione geografica. Le economie emergenti e i paesi del Sud del mondo – caratterizzati da infrastrutture digitali più deboli, aziende sensibili al prezzo e una minore propensione politica a prendere le distanze da Pechino – rappresentano le aree target principali. Per le regioni sensibili al prezzo, i bassi costi dei token cinesi non sono un vantaggio negoziabile, bensì un prerequisito fondamentale per accedere all'era dell'intelligenza artificiale.
Il Sud-est asiatico è un esempio emblematico di questa dinamica. In questa regione, i cui 700 milioni di abitanti si trovano tra le sfere di influenza e di investimento di Stati Uniti e Cina, l'infrastruttura cinese per l'intelligenza artificiale sta crescendo rapidamente. Nel 2026, la Malesia è diventata il primo Paese al di fuori della Cina ad attivare un ecosistema di intelligenza artificiale completamente sovrano basato sui chip Huawei Ascend. Questa decisione ha implicazioni sia tecnologiche che geopolitiche: la scelta dell'infrastruttura determina simultaneamente la sovranità dei dati, la definizione di norme e la dipendenza tecnologica a lungo termine.
L'Africa è un altro continente chiave in questa strategia. Sebbene la quota di mercato di DeepSeek in Africa sia ancora a una sola cifra, tra l'11 e il 14% in paesi come Etiopia e Uganda, la direzione della crescita è significativa. In un contesto in cui gli strumenti di intelligenza artificiale a prezzi accessibili sono scarsi, l'accesso gratuito e aperto a potenti modelli linguistici può eliminare drasticamente le barriere esistenti all'adozione. La Cina si sta posizionando come contrappeso a quella che le comunicazioni ufficiali di Pechino descrivono come un'offerta tecnologica esclusivamente incentrata sull'Occidente e orientata al profitto.
I dati come sottoprodotto strategico: la creazione di valore invisibile
Al di là delle entrate immediate derivanti dai token, esiste un altro livello, meno visibile, di creazione di valore: la generazione di dati di addestramento. Ogni richiesta esterna a un modello di intelligenza artificiale cinese genera dati di utilizzo, modelli di interazione e campioni vocali che rimangono nel data center. Questi dati costituiscono la materia prima per le future generazioni di modelli. Inoltre, in un ecosistema industriale che gestisce contemporaneamente la più grande base manifatturiera al mondo, vengono generati dati di produzione specializzati e in tempo reale che i concorrenti occidentali non sono in grado di replicare strutturalmente.
Un'analisi della USCC (US-China Economic and Security Review Commission) descrive due circuiti di feedback che si rafforzano a vicenda: uno digitale, in cui i modelli aperti promuovono l'adozione globale e stimolano l'ulteriore sviluppo, e uno fisico, in cui le applicazioni industriali generano dati proprietari del mondo reale attraverso la base produttiva cinese, accumulando un vantaggio competitivo indipendente dall'accesso a chip ad alte prestazioni. I controlli sulle esportazioni statunitensi influenzano il circuito digitale ma lasciano inalterato quello fisico.
Questa duplice struttura spiega perché la strategia cinese in materia di intelligenza artificiale sia più solida di una semplice competizione sui prezzi. Anche se i modelli occidentali sviluppano capacità tecnicamente superiori, la Cina costruisce simultaneamente un vantaggio in termini di dati che cresce con ogni richiesta API esterna. Chi acquista token a basso costo, di fatto, finanzia il miglioramento del modello che utilizza con le proprie richieste.
La risposta occidentale: tra controlli sulle esportazioni e paranoia della concorrenza
La risposta occidentale all'offensiva cinese, basata su piccoli segnali, è stata finora frammentata e in parte contraddittoria. Da un lato, gli Stati Uniti stanno inasprendo sistematicamente i controlli sulle esportazioni di chip per l'intelligenza artificiale. Dall'altro, nel dicembre 2025, l'amministrazione Trump ha approvato la vendita alla Cina dei chip Nvidia H200, i chip più potenti mai approvati per l'esportazione verso il Paese. Contemporaneamente, il Congresso statunitense sta lavorando al MATCH Act, una legge che limiterebbe la vendita alla Cina di apparecchiature di litografia a immersione ASML di vecchia generazione. Tre politiche statunitensi parallele procedono quindi in direzioni opposte, senza alcuna apparente coerenza strategica.
In questo scenario, l'Europa è in gran parte un'osservatrice. Mentre le infrastrutture cinesi per l'IA si stanno diffondendo nel Sud del mondo e le aziende americane investono centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture per l'IA, una posizione europea autonoma nel mercato dei token è pressoché del tutto assente. La regolamentazione europea si concentra sulla protezione dei dati e sugli standard di sicurezza dell'IA – preoccupazioni legittime, ma queste non rispondono alla domanda su quale infrastruttura informatica supporterà in definitiva i servizi di IA europei.
Le aziende di medie dimensioni con sede a Ulm, Francoforte o Monaco che utilizzano API di intelligenza artificiale per l'elaborazione automatizzata dei documenti, il servizio clienti o l'ottimizzazione della produzione, si trovano ora a prendere decisioni economiche con implicazioni geopolitiche. Scegliere DeepSeek o Qwen significa scegliere data center cinesi, chip cinesi e, indirettamente, un'infrastruttura dati soggetta alla legge cinese e potenzialmente all'accesso statale ai dati. Questa decisione viene raramente presa con la consapevolezza che merita, date le sue implicazioni.
Limiti e rischi della strategia dei token cinesi
Per quanto coerente possa sembrare la strategia cinese di esportazione di chip, i suoi limiti strutturali sono molto concreti. La dipendenza dai chip rimane il problema più serio: nonostante tutti i progressi compiuti con Huawei Ascend, l'industria cinese dell'intelligenza artificiale si affida ancora a tecnologie derivate o originarie della produzione di semiconduttori occidentali per raggiungere le massime prestazioni. Il CFR stima che le prestazioni dei migliori chip di Huawei potrebbero diminuire perché la prossima generazione di chip probabilmente non sarà all'altezza dell'attuale modello di punta, il che indica che SMIC, il principale produttore di chip cinese, non è ancora strutturalmente in grado di spingere autonomamente i confini tecnologici.
A tutto ciò si aggiunge la questione della sovranità dei dati dal punto di vista degli utenti stranieri. Governi e aziende del Sud del mondo possono utilizzare token cinesi a basso costo, ma sono sempre più consapevoli che i loro dati vengono elaborati in data center cinesi e sono soggetti alla legge cinese. La creazione di un'infrastruttura di intelligenza artificiale sovrana alternativa, come si è visto in Malesia, rappresenta proprio una risposta a questo dilemma, ma rimane un'impresa costosa e tecnicamente complessa. A lungo termine, questa tensione potrebbe limitare parte del potenziale del mercato.
Infine, la redditività del business dei token in sé non è stata ancora dimostrata in modo definitivo. Gli attuali prezzi bassi dei modelli cinesi riflettono anche l'intensa concorrenza sui prezzi a livello interno, che sta esercitando pressione sui margini. Resta da vedere se il modello sia scalabile a livello internazionale e generi rendimenti sufficienti ad ammortizzare i colossali investimenti infrastrutturali, sebbene la previsione di JPMorgan di una crescita di 370 volte del consumo di token entro il 2030 implichi un mercato abbastanza ampio da consentire tale ammortamento.
Sta emergendo una nuova classe di materie prime
Il paragone tra token e petrolio, proposto sia da analisti cinesi che da commentatori occidentali, non è perfetto, ma è illuminante. Come il petrolio greggio, i token sono una merce indifferenziata il cui valore risiede meno nella singola operazione di calcolo che nell'infrastruttura complessiva che li produce e li scambia: impianti di estrazione, oleodotti, raffinerie, stazioni di servizio. La strategia cinese consiste nel consolidare internamente l'intero strato infrastrutturale – centri dati, chip, modelli, piattaforme di distribuzione – e orientarlo all'esportazione.
La differenza rispetto al petrolio risiede in un punto cruciale: i token sono infinitamente riproducibili, inesauribili e il loro valore aumenta con la qualità del modello che li produce. La strategia di investimento cinese mira quindi non solo alla leadership quantitativa, ma anche a un vantaggio qualitativo cumulativo attraverso il feedback dei dati e l'ottimizzazione del modello. Con ogni terabyte di dati di utilizzo esterni che affluisce nei data center cinesi, il vantaggio competitivo futuro cresce – silenziosamente, invisibilmente e con una straordinaria efficienza economica.
Il consumo giornaliero di token in Cina, pari a 140 trilioni, la quota di mercato globale del 15% detenuta dai modelli cinesi e l'investimento di 53 miliardi di dollari da parte di Alibaba: queste cifre non descrivono una strategia di marketing a breve termine, bensì una strategia di politica industriale a lungo termine che mira costantemente alla leadership nelle esportazioni nel prossimo settore chiave. Il successo di questa strategia non si deciderà a Pechino, ma nelle integrazioni API degli sviluppatori di software a Lagos, Giacarta e Varsavia, una scelta che al momento viene fatta in modo discreto e riservato.
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