La fine del noleggio di software: perché le aziende stanno ricominciando a costruire i propri sistemi e inizia la transizione dal noleggio di software
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Pubblicato il: 14 marzo 2026 / Aggiornato il: 14 marzo 2026 – Autore: Konrad Wolfenstein

La fine del noleggio di software: perché le aziende stanno ricominciando a costruire i propri sistemi e inizia l'abbandono del noleggio di software – Immagine: Xpert.Digital
Rialzi di prezzo vertiginosi nel settore IT: ecco perché lo sviluppo software interno è il grande ritorno dell'anno
Gli abbonamenti SaaS hanno divorato i budget, la dipendenza da un singolo fornitore ha distrutto la flessibilità e ora l'intelligenza artificiale sta rendendo l'edilizia fai-da-te più economica che mai
Per anni, un mantra inamovibile ha dominato le sale riunioni: il software viene comodamente noleggiato dal cloud anziché essere programmato internamente con fatica e a costi elevati. Tuttavia, l'euforia iniziale che circonda i modelli SaaS (Software as a Service) sta progressivamente lasciando il posto a una profonda disillusione. L'esplosione dei costi di licenza, i costi amministrativi nascosti e la pericolosa dipendenza dal cosiddetto "vendor lock-in" stanno spingendo i budget IT di molte aziende al limite. È proprio in questa fase di massima frustrazione che l'intelligenza artificiale sta rimescolando completamente le carte: gli assistenti IA stanno automatizzando la programmazione a tal punto che lo sviluppo di software interno è più veloce, più efficiente e più conveniente che mai. Questo articolo esamina perché il paradigma "comprare invece di costruire" è obsoleto, come sta procedendo nella pratica l'abbandono delle soluzioni puramente standard e perché il futuro appartiene alle strategie ibride, dove il codice proprietario torna a essere un autentico vantaggio competitivo.
La grande disillusione: che fine ha fatto l'euforia del SaaS?
Per anni, il motto che ha dominato i consigli di amministrazione di tutto il mondo è stato considerato inconfutabile: comprare invece di costruire, noleggiare invece di sviluppare, esternalizzare invece di fare da sé. La promessa del noleggio di software basato sul cloud sembrava allettante: costi prevedibili, implementazione rapida, nessuna necessità di infrastrutture IT interne. Ma la realtà ha ormai raggiunto queste promesse e la reazione negativa si sta intensificando.
I numeri parlano da soli. Secondo Gartner, il mercato globale del SaaS ha raggiunto circa 299 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita di oltre il 19% rispetto all'anno precedente. Se da un lato questo è considerato un successo per fornitori come Salesforce, Microsoft e SAP, dall'altro sta causando crescente preoccupazione tra gli abbonati a questi servizi. L'impennata dei costi di licenza ha messo a dura prova i budget IT di molte aziende. Un esempio particolarmente eclatante è l'acquisizione di VMware da parte di Broadcom: abolendo le licenze perpetue e passando a modelli basati esclusivamente su abbonamento, le aziende interessate hanno subito aumenti di prezzo superiori al 1000%. Da allora, i costi annuali di virtualizzazione sono variati da 60.000 euro per le piccole imprese a 6 milioni di euro per le grandi aziende.
Altri fornitori di SaaS hanno seguito l'esempio: Docker ha aumentato i prezzi dei suoi strumenti di sviluppo dal 67 all'80%, Pipedrive ha incrementato i prezzi del suo CRM del 17% e persino piattaforme di gestione progetti relativamente moderate come Jira hanno applicato un aumento dell'8%. Il messaggio che questi sviluppi hanno trasmesso era chiaro: chi si era affidato interamente a soluzioni SaaS esterne ha perso il controllo dei propri budget ed è rimasto indifeso di fronte alle imposizioni sui prezzi dei fornitori.
Quando la dipendenza diventa una trappola
Oltre all'impennata dei costi, si è manifestato un problema strutturale che gli esperti riassumono con il termine "vendor lock-in". Si tratta di una situazione in cui le aziende sono talmente integrate nell'ecosistema di un singolo fornitore di software che cambiare fornitore diventa praticamente impossibile, anche se quest'ultimo aumenta i prezzi, peggiora il servizio o modifica la propria strategia.
Uno studio pubblicato nel febbraio 2026 dal fornitore di soluzioni di virtualizzazione Parallels, basato su un campione di circa 600 professionisti IT provenienti da Stati Uniti, Regno Unito e Germania, ha rivelato risultati preoccupanti: ben il 94% dei responsabili IT ha espresso timori riguardo all'eccessiva dipendenza da un singolo fornitore. Quasi la metà di questi ha definito tali preoccupazioni molto marcate. Tra i principali fattori critici citati figurano roadmap poco chiare da parte dei fornitori, mancanza di prevedibilità sui costi futuri e incertezza sul supporto a lungo termine delle soluzioni esistenti. Un dato particolarmente rilevante: l'87% degli intervistati prevede di migrare parte dei propri carichi di lavoro dal cloud pubblico, una tendenza che sottolinea un approccio più fiducioso alle strategie cloud.
Allo stesso tempo, la gestione degli ambienti software esistenti impegna notevoli risorse interne: il 95% delle aziende intervistate investe fino a dieci ore a settimana nella sola amministrazione dei propri servizi cloud. Oltre ai costi di licenza veri e propri, i maggiori costi occulti sono rappresentati dagli sforzi per la sicurezza e la conformità, dai servizi di supporto e assistenza e dai costi di formazione per interfacce e funzionalità in continua evoluzione. Ciò che inizialmente era stato pubblicizzato come un modo per ridurre i costi si è trasformato in un onere nascosto che assorbe risorse per molte aziende.
Il ritorno all'autocostruzione: dati e dimensioni
In questo contesto, si sta verificando un cambiamento strategico nel panorama aziendale, che si riflette in cifre concrete. Un'indagine del 2025 condotta dalla società di software Modeso su 200 aziende europee ha rivelato che quasi il 70% degli intervistati ha optato per soluzioni software sviluppate internamente, in tutto o in parte, anziché affidarsi esclusivamente a soluzioni standard. La distribuzione è interessante: il 44,1% utilizza una combinazione di entrambe, il 24,7% si affida esclusivamente a software personalizzato e solo il 31,2% dipende interamente da soluzioni standard. L'affermazione secondo cui la maggior parte dell'IT aziendale è dominata da prodotti SaaS può quindi essere sostenuta solo parzialmente per l'Europa.
A livello globale, un'indagine della società di ricerche di mercato TechRepublic conferma che il 75% dei responsabili IT considera il software personalizzato, ovvero le soluzioni sviluppate internamente su misura, di qualità superiore e lo vede come un vantaggio competitivo cruciale. Il mercato globale dello sviluppo di software personalizzato è stimato intorno ai 43 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che supererà i 146 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo superiore al 22%. Questa crescita non è più un fenomeno di nicchia; rappresenta un cambiamento strutturale nel modo di pensare agli acquisti delle aziende globali.
Il fattore cruciale in questo caso è considerare i costi operativi totali su un periodo più lungo. Un confronto dettagliato dei costi mostra che, mentre il 30-35% dei costi totali su cinque anni è attribuibile allo sviluppo iniziale di software interno, il 60-80% del budget IT è permanentemente destinato alla manutenzione, agli aggiornamenti e all'amministrazione quando si acquista software standard, che deve essere gestito internamente. Al contrario, con lo sviluppo interno, il controllo su queste voci di costo rimane all'interno dell'azienda.
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Software a 25.000 euro invece di 100.000: come l'intelligenza artificiale sta polverizzando i costi di progetto
Perché l'IA cambia radicalmente l'equazione
Il vero potenziale esplosivo degli sviluppi attuali non risiede solo nella disillusione nei confronti del SaaS, ma anche nella simultanea rivoluzione dello sviluppo software resa possibile dall'intelligenza artificiale. Gli strumenti di sviluppo basati sull'IA hanno cambiato radicalmente i principi che sottendono alla decisione tra sviluppare internamente e acquistare.
La prova più eclatante proviene da un esperimento controllato condotto da GitHub e dal Massachusetts Institute of Technology: gli sviluppatori che lavoravano con assistenti basati sull'intelligenza artificiale come GitHub Copilot completavano le loro attività il 55,8% più velocemente rispetto ai colleghi senza supporto di IA. Il risultato è stato statisticamente molto significativo, con un valore p di 0,0017 e un intervallo di confidenza del 95% compreso tra il 21 e l'89% di vantaggio in termini di velocità. Ciò che può sembrare astratto si traduce in un drastico cambiamento nei calcoli dei costi di progetto: un progetto di sviluppo che ieri costava 100.000 euro potrebbe costarne solo 25.000 oggi, non perché gli sviluppatori scrivano più velocemente, ma perché le attività ripetitive come il codice standard, le integrazioni predefinite e la documentazione sono in gran parte automatizzate.
Figure di spicco del settore tecnologico hanno quantificato pubblicamente questo sviluppo. Sundar Pichai, CEO di Alphabet, ha dichiarato in un'intervista che il 25% di tutto il codice di Google è ora supportato dall'intelligenza artificiale. Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha parlato di una percentuale compresa tra il 20 e il 30% nei progetti attivi dell'azienda. Queste cifre non sono frutto di strategie di marketing, bensì indicatori di un cambiamento fondamentale nella struttura della produttività dello sviluppo software.
La nuova complessità: costruire, acquistare o integrare?
La semplificazione che riduce la decisione a una dicotomia tra acquistare e sviluppare internamente è insufficiente. L'industria del software stessa ha iniziato a superare questa dicotomia. Un articolo della rivista specializzata Informatik Aktuell descrive l'evoluzione verso una discussione in tre fasi: Sviluppare, Acquistare e Ibridare. Questo si riferisce a un approccio ibrido che combina i punti di forza di entrambi i modelli: le aziende acquistano soluzioni standard per le funzioni principali non rilevanti per la differenziazione e, allo stesso tempo, sviluppano software proprietario per quei processi che creano un reale vantaggio competitivo.
Questa strategia ibrida si riflette anche nei dati del sondaggio: nello studio di Modeso precedentemente citato, il 79,2% delle aziende intervistate ha dichiarato di collaborare con partner esterni per lo sviluppo di software interno. Lo sviluppo interno, quindi, non si svolge necessariamente interamente all'interno dell'azienda, bensì implica il controllo sulla proprietà intellettuale e sulla direzione strategica del software, anche se lo sviluppo è affidato a risorse esterne.
Un quadro decisionale strutturato, come quello descritto dalla società di consulenza PwC per il settore dell'IA, opera una distinzione sistematica: lo sviluppo interno offre un maggiore controllo sulla logica, sui flussi di dati e sulla roadmap tecnica, ma comporta il rischio di debito tecnico e di dipendenza da singoli sviluppatori chiave. L'acquisto riduce i rischi di sviluppo, ma crea dipendenza dalle roadmap dei fornitori, dai modelli di prezzo e dalla qualità dell'integrazione. Entrambi i lati di questa equazione sono cambiati a causa dell'IA: il rischio di sviluppo interno è diminuito, mentre il rischio di prezzo legato all'acquisto è aumentato.
Il nucleo strategico: il vantaggio competitivo come principio guida
Il criterio decisivo per la scelta tra sviluppo interno e acquisto è emerso dalle discussioni del management: se la funzione software è centrale per il modello di business dell'azienda e crea un vantaggio competitivo diretto, allora lo sviluppo interno è generalmente la strategia migliore. Gli studi dimostrano che le aziende che investono in software personalizzato e su misura possono aumentare l'efficienza dei propri processi in media del 20-30%.
Al contrario, se una funzionalità non genera ricavi o non offre un vantaggio competitivo, se sono disponibili prodotti consolidati con ecosistemi attivi e se il time-to-value si misura in settimane anziché in mesi, ci sono ottime ragioni per acquistarla. Sembra una cosa ovvia, e lo è. La novità, tuttavia, è che l'intelligenza artificiale ha drasticamente ridotto i costi marginali di sviluppo, ampliando significativamente l'ambito in cui lo sviluppo interno risulta conveniente.
Un'azienda di logistica di New York ha fornito un esempio pratico convincente: ha sostituito cinque applicazioni standard non collegate tra loro con una soluzione software unificata e personalizzata, incentrata sull'analisi predittiva. Nel giro di sei mesi, la precisione delle consegne è aumentata del 41% e il fatturato è triplicato, senza assumere nuovo personale.
I limiti dello sviluppo interno: ciò che l'IA non può risolvere
Sarebbe ingenuo sottovalutare i rischi dello sviluppo interno. Storicamente, circa il 50% di tutti i progetti di sviluppo IT interni fallisce, e gli sforamenti di budget e i ritardi sono parte integrante di questo approccio. La dipendenza da singoli sviluppatori chiave – il cosiddetto rischio di concentrazione – rimane un problema reale: se lo sviluppatore che ha realizzato il sistema lascia l'azienda, spesso anche la conoscenza del sistema se ne va con lui.
Inoltre, sebbene l'IA aumenti la velocità di produzione del codice, non ha ancora risolto tutti i problemi di qualità noti. Il codice generato dall'IA richiede ancora un'attenta revisione prima della distribuzione in produzione e le vulnerabilità di sicurezza nel codice generato automaticamente rappresentano un rischio serio. Anche se lo studio del MIT ha dimostrato un aumento di velocità del 55%, è più probabile che i progetti aziendali reali registrino un aumento di produttività del 10-15% grazie al supporto dell'IA: un guadagno solido, ma non rivoluzionario nella pratica quotidiana.
La nuova dinamica di potere: cosa significa per le aziende
La conclusione strategica da trarre da questa complessa situazione è sobria e pragmatica: né un impegno indiscriminato verso il SaaS né una cieca fiducia nello sviluppo interno rappresentano un approccio intelligente per il 2025 e oltre. Le aziende devono invece prendere una decisione di portafoglio, dipendente dal contesto, che sfrutti strategicamente entrambe le opzioni.
Gli standard stanno cambiando. La riduzione dei costi di sviluppo interno guidata dall'intelligenza artificiale, l'aumento dei costi di licenza e la crescente pressione per la dipendenza da un singolo fornitore indicano tutti una significativa espansione delle capacità di sviluppo interne. Allo stesso tempo, l'acquisto di soluzioni standard collaudate rimane un'opzione sensata quando la velocità e la maturità del prodotto sono cruciali e non sussistono requisiti di differenziazione.
Una cosa è certa: il vecchio adagio "Non costruire, compra e basta" non è più automaticamente vero. La domanda oggi è più precisamente: cosa ci rende unici e cosa no? E per tutto ciò che ci rende unici, vale la pena considerare seriamente l'idea di costruire qualcosa di nostro nel 2026.
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