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PESCO: Questo progetto di difesa dell'UE funziona nella pratica: "Rete di centri di supporto logistico in Europa e sostegno alle operazioni"

PESCO: Questo progetto di difesa dell'UE funziona nella pratica: "Rete di centri di supporto logistico in Europa e sostegno alle operazioni"

PESCO: Questo progetto di difesa dell'UE funziona nella pratica: "Rete di LogHub in Europa e supporto alle operazioni" - Immagine: Xpert.Digital

Preparazione alle emergenze: come la rete LogHub prepara gli eserciti europei al dispiegamento

Miliardi per le truppe: perché la sicurezza dell'Europa dipende da una rete logistica discreta

Dallo studio di fattibilità alla realtà: perché questo concetto logistico è ora vitale per la sopravvivenza dell'UE

La politica di difesa europea spesso assomiglia a una tigre di carta: grandi visioni, ambiziosi studi di fattibilità e budget miliardari si traducono frequentemente in stagnazione burocratica e azioni nazionali unilaterali. Eppure, in un momento in cui l'architettura di sicurezza del continente viene scossa dalle fondamenta, un progetto apparentemente insignificante sta emergendo, dimostrando che la cooperazione militare europea può effettivamente funzionare. Il progetto PESCO "Rete di hub logistici in Europa e supporto alle operazioni" collega i depositi militari nazionali in una rete logistica transfrontaliera intelligente. Quella che inizialmente può sembrare una sterile organizzazione amministrativa si sta rivelando una pietra miliare strategica per la NATO e l'UE. Guidata dalla Germania, questa rete dimostra come le infrastrutture condivise possano rivoluzionare la mobilità delle truppe, ridurre i costi e tradurre la tanto decantata sovranità strategica europea dalla teoria alla realtà. Se questo sistema possa fungere da modello per l'intera architettura di sicurezza europea, o dove raggiunga i suoi limiti strutturali, lo si può capire esaminando più da vicino il nuovo panorama logistico europeo.

Nota sulla terminologia: in questa analisi, il nome del progetto "Network of LogHubs in Europe and Support to Operations" viene utilizzato nella sua versione originale inglese. Anche il Ministero federale della Difesa tedesco (BMVg) e le Forze armate tedesche non traducono il nome, ma utilizzano questa denominazione inglese come termine tecnico consolidato nelle loro comunicazioni e documenti ufficiali.

La linea di approvvigionamento segreta d'Europa: perché un magazzino decide la sovranità strategica

Il progetto PESCO "Cooperazione Strutturata Permanente" è considerato da molti osservatori l'esempio più pratico e tangibile di cooperazione europea in materia di difesa. A differenza di numerosi altri progetti rientranti nell'ambito della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), che spesso rimangono allo stadio di dichiarazioni di intenti e studi di fattibilità, questa rete ha già avuto un impatto operativo reale. Collega i siti logistici militari nazionali esistenti in un sistema comune ed è già stata utilizzata nella pratica a supporto delle missioni NATO negli Stati baltici. Ciò solleva la questione fondamentale se questo progetto rappresenti davvero un modello di integrazione della difesa europea di successo o se, al contrario, evidenzi i limiti strutturali che i progetti di cooperazione europea incontrano regolarmente.

L'architettura istituzionale di un nuovo panorama logistico

Formalmente, il progetto esiste dal marzo 2018 come uno dei progetti originali della PESCO ed è coordinato da Germania, Francia e Cipro. L'idea di base è quella di gestire depositi, magazzini e infrastrutture portuali nazionali esistenti non in modo isolato, ma come un sistema condiviso. Invece di mantenere ogni paese le proprie costose catene logistiche per le operazioni multinazionali, le forze armate si affidano a una rete in cui attrezzature, pezzi di ricambio e munizioni possono essere stoccati centralmente, preposizionati e rapidamente dispiegati secondo necessità. Attualmente, 15 nazioni dell'UE partecipano a questo progetto, e 14 di esse hanno già contribuito alla rete con almeno una sede logistica nazionale, denominata LogHub. Il sistema comprende attualmente circa 25-26 strutture logistiche distribuite in tutto il continente, sebbene non tutte le sedi debbano necessariamente coprire contemporaneamente tutte le funzioni, come stoccaggio, trasporto, trasbordo o manutenzione.

Il cuore strategico della rete è il Centro di Coordinamento Congiunto, situato presso il Centro Logistico della Bundeswehr a Wilhelmshaven. Da qui, le richieste di supporto provenienti dalle nazioni partecipanti vengono ricevute centralmente, assegnate ai LogHub competenti all'interno della rete e il flusso dei materiali viene monitorato. La pianificazione operativa di base viene svolta in parallelo dal Comando Logistico tedesco a Erfurt, mentre il LogHub tedesco vero e proprio si trova presso il Deposito Sud della Bundeswehr a Pfungstadt, in Assia. Questa distribuzione delle funzioni su più sedi illustra quanto complessa debba essere la struttura, anche in pratica, di un progetto logistico apparentemente semplice, per conciliare le diverse responsabilità nazionali e le strutture storiche.

Dalla fase di test all'impiego reale in un contesto NATO

La rete LogHub ha affrontato il suo primo test pratico in un contesto di sicurezza estremamente delicato. Nel novembre 2019, i LogHub lituano e tedesco sono stati utilizzati a supporto della missione NATO di presenza avanzata rafforzata negli Stati baltici, che funge da deterrente sul fianco orientale dell'Alleanza. Nello specifico, le attrezzature sono state immesse nella rete tramite il LogHub tedesco e successivamente distribuite ai battaglioni multinazionali sul campo attraverso la sede lituana. Un ulteriore test sul campo è seguito nell'agosto e settembre 2020, durante il quale sono state impiegate attrezzature per la missione NATO di pattugliamento aereo avanzato, con l'attivazione anche del LogHub polacco. Queste due operazioni hanno dimostrato che la rete può funzionare transfrontaliera e semplificare significativamente la catena logistica per le operazioni prioritarie, eliminando la necessità per ciascun Paese partecipante di organizzare separatamente trasporto, sicurezza e sdoganamento.

L'allora comandante del comando logistico, il generale di divisione Volker Thomas, sottolineò che una rete non è fine a se stessa, ma deve essere utilizzata continuamente per dimostrarne il valore. Questa affermazione tocca un punto dolente di molti progetti di cooperazione europea: le strutture possono essere create con relativa facilità sulla carta, ma il loro effettivo utilizzo nelle operazioni quotidiane richiede volontà politica e investimenti costanti. La capacità iniziale del progetto è stata raggiunta entro la fine del 2020, con la piena operatività prevista per la fine del 2024.

Il programma di espansione della Germania come segnale della serietà del progetto

Un indicatore particolarmente significativo dell'importanza strategica che il progetto sta assumendo è la prevista espansione del sito tedesco di LogHub a Pfungstadt. Entro il 2024, si prevede di liberare circa 40.000 metri quadrati di spazio adibito a magazzino all'interno dei capannoni esistenti. Inoltre, entro il 2028 è previsto un ampliamento e un ammodernamento tecnologico del sito, con un investimento di circa 210 milioni di euro. Questa cifra sottolinea come non si tratti più di un progetto puramente concettuale, bensì di un vero e proprio investimento in infrastrutture critiche, sia in termini di costruzione che di tecnologia.

Il progetto di modernizzazione mira esplicitamente a integrare le tecnologie digitali per la gestione dei flussi materiali, il che dovrebbe rendere la rete non solo più efficiente, ma anche più resiliente e flessibile. Una questione irrisolta riguarda la liquidazione finanziaria tra le nazioni. Attualmente non esiste una rete di comunicazione condivisa e sicura né un sistema contabile efficiente, il che porta a considerare un sistema a punti in cui il supporto logistico reciproco viene bilanciato, anziché una fatturazione individuale tra i paesi. Finché tali questioni amministrative rimarranno irrisolte, la fluidità pratica del sistema sarà limitata.

L'apertura verso paesi terzi come calcolo geopolitico

È significativo notare che la rete LogHub, pur essendo un progetto dell'UE, è stata deliberatamente aperta alla partecipazione di paesi terzi. Durante la presidenza tedesca del Consiglio dell'UE, è stata formalizzata una proposta di compromesso che disciplina le condizioni per la partecipazione di paesi terzi ai progetti PESCO. Il Canada partecipa attivamente a questo progetto di rete logistica, mentre Stati Uniti, Canada e Norvegia sono già coinvolti nel progetto di mobilità militare strettamente correlato. Questa apertura è strategicamente importante perché sfuma il confine tra le strutture di difesa dell'UE e la NATO, contrastando così i timori che la PESCO possa diventare un concorrente dell'alleanza.

Un esempio concreto della auspicata stretta integrazione è la prevista cooperazione con il Comando Congiunto di Supporto e Abilitazione (Joint Support and Enabling Command) di Ulm, un quartier generale operativo della NATO responsabile del rapido dispiegamento e rifornimento delle truppe in tutto il continente europeo. Questo collegamento posiziona di fatto la rete LogHub come una base logistica in grado di servire sia le missioni dell'UE che le operazioni della NATO, il che ha senso da una prospettiva di efficienza delle risorse, ma solleva al contempo interrogativi sulla sovrapposizione di responsabilità e sulla definizione delle priorità in caso di crisi.

Il contesto più ampio: la mobilità militare come priorità della politica di sicurezza

La rete LogHub si inserisce in un più ampio sforzo europeo volto a migliorare la mobilità militare in tutto il continente. Il Consiglio dell'Unione europea si è posto l'obiettivo di creare uno spazio di mobilità militare a livello europeo entro la fine del 2027, come primo passo verso la graduale realizzazione di questa capacità. Entro la fine del 2026, gli Stati membri dovranno attuare un totale di 13 impegni concreti, tra cui la priorità degli investimenti nelle infrastrutture di trasporto per i movimenti militari e l'accelerazione delle procedure di autorizzazione per gli spostamenti transfrontalieri delle truppe. Nell'ottobre 2024, sono stati individuati e presentati al Comitato militare dell'UE quattro corridoi prioritari per la mobilità militare, successivamente adottati dal Consiglio a marzo.

Anche in questo caso, tuttavia, si riscontra una notevole discrepanza tra le ambizioni politiche e i finanziamenti effettivi. Nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, solo circa 1,7 miliardi di euro sono stati stanziati attraverso il Connecting Europe Facility per il cofinanziamento di infrastrutture di trasporto a duplice uso; si tratta del 75% in meno rispetto ai 6,5 miliardi di euro originariamente proposti dalla Commissione europea. Sebbene questi fondi abbiano cofinanziato 95 progetti in 21 Stati membri e abbiano sfruttato appieno le risorse disponibili, la riduzione rispetto al livello di ambizione iniziale illustra un modello ricorrente nella politica di difesa europea: vengono formulati obiettivi ambiziosi, ma il sostegno finanziario concreto è regolarmente inferiore ai piani originali.

 

Hub per la sicurezza e la difesa - Consulenza e informazioni

Hub per la sicurezza e la difesa - Immagine: Xpert.Digital

Il Security and Defence Hub offre consulenza specialistica e informazioni aggiornate per supportare efficacemente aziende e organizzazioni nel rafforzamento del loro ruolo nella politica europea di sicurezza e difesa. Lavorando a stretto contatto con il gruppo di lavoro SME Connect Defence, promuove in particolare le piccole e medie imprese (PMI) che desiderano sviluppare ulteriormente la propria capacità innovativa e la propria competitività nel settore della difesa. In qualità di punto di contatto centrale, il Security Hub crea quindi un ponte cruciale tra le PMI e la strategia di difesa europea.

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PESCO nel suo complesso: tra ottimismo e disillusione

Per contestualizzare correttamente il progetto LogHub, è opportuno esaminare il bilancio complessivo della PESCO. Avviata nel 2017, la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) comprende oggi 26 Stati membri che partecipano a oltre 60 progetti in corso. Tuttavia, un'analisi riservata del governo tedesco ha concluso, dopo solo pochi anni, che la PESCO non ha ancora migliorato in modo significativo la capacità operativa europea. I critici citano, ad esempio, il Comando Medico Europeo di Coblenza, un altro progetto coordinato dalla Germania, che, pur avendo 27 posizioni, non ha unità militari sotto il suo comando e il cui valore aggiunto rispetto alle strutture NATO esistenti rimane discutibile.

Christian Mölling, direttore della ricerca presso il Consiglio tedesco per le relazioni estere, è tra i critici più autorevoli del bilancio della PESCO fino ad oggi. Sottolinea che dalla crisi finanziaria del 2008, circa il 30% delle capacità militari europee è andato perduto perché gli Stati hanno dato priorità alla propria sovranità nazionale rispetto a una capacità militare comune. Anche l'esperta di sicurezza Ulrike Franke, del Consiglio europeo per le relazioni estere, ha messo in guardia fin da subito contro aspettative irrealistiche, descrivendo la PESCO, nella migliore delle ipotesi, come un piccolo passo su una lunga strada, non come una svolta verso l'indipendenza militare europea. Queste voci ridimensionano la narrazione mediatica della rete LogHub come progetto di punta e mettono in luce la debolezza strutturale per cui molte iniziative della PESCO rimangono semplici studi di fattibilità senza tradursi in capacità concrete.

Un'analisi accademica approfondita individua anche contraddizioni concettuali più profonde all'interno della stessa PESCO. Il quadro di riferimento tenta simultaneamente di raggiungere un'apertura mirata ai risultati, privilegiando gli aspetti tecnico-pratici rispetto al simbolismo politico, solide capacità di intervento a fianco di una credibile difesa territoriale, e consolidamento del mercato a fronte di una concorrenza continua. Questi obiettivi, talvolta contrastanti, vengono interpretati e prioritarizzati in modo diverso dagli attori partecipanti, il che limita strutturalmente la coerenza del progetto complessivo. Tuttavia, per la rete LogHub, un progetto infrastrutturale relativamente pragmatico con risultati fisici chiaramente misurabili, queste tensioni concettuali sono meno significative rispetto a progetti volti alla standardizzazione degli armamenti o all'integrazione congiunta delle forze armate.

La logica economica alla base dell'uso condiviso delle infrastrutture

Da una prospettiva puramente commerciale, il concetto di LogHub segue la classica logica di mettere in comune i costi fissi e sfruttare le economie di scala. Invece di avere 15 o più nazioni che mantengono le proprie capacità di stoccaggio, flotte di trasporto e strutture amministrative ridondanti per operazioni multinazionali, l'infrastruttura esistente viene condivisa. Ciò riduce drasticamente i costi operativi medi per operazione, diminuisce la necessità di nuove costruzioni e accorcia significativamente i tempi di risposta in situazioni di crisi, grazie al preposizionamento dei materiali in siti strategicamente posizionati.

Questa logica, tuttavia, è valida solo se la rete viene effettivamente utilizzata regolarmente, poiché i costi fissi per il personale, la manutenzione e l'infrastruttura digitale si sostengono indipendentemente dall'intensità di utilizzo effettiva. Il generale Thomas aveva già sottolineato questo punto fin dall'inizio, avvertendo che una rete attivata solo due volte l'anno non sarebbe economicamente sostenibile. La redditività effettiva del sistema dipende quindi in modo significativo dal tasso di utilizzo, che a sua volta dipende dalla volontà politica degli Stati membri di utilizzare la rete come strumento standard e non solo come soluzione eccezionale.

Il mutato clima politico in materia di sicurezza dal 2022

Il significato delle reti logistiche come il sistema LogHub è cambiato radicalmente dalla guerra di aggressione russa contro l'Ucraina. Quello che prima era percepito principalmente come un progetto di efficienza burocratica è ora considerato un'infrastruttura critica rilevante per la politica di sicurezza. Le analisi attuali mostrano che gli Stati europei della NATO potrebbero aumentare la loro spesa annuale per la difesa fino a circa 800 miliardi di euro entro il 2030, ovvero circa 300 miliardi di euro in più rispetto al 2025 e rappresenterebbe il più grande riarmo per la difesa dalla fine della Guerra Fredda. Gli Stati europei della NATO hanno ora concordato un nuovo obiettivo di spesa del 3,5% del prodotto interno lordo per la difesa nucleare.

Allo stesso tempo, lo stesso studio evidenzia un problema strutturale direttamente rilevante anche per la rete LogHub: il forte aumento dei budget si è finora tradotto solo in misura limitata in capacità militari effettivamente dispiegabili. Le scorte di equipaggiamento di molti paesi europei rimangono al di sotto dei livelli del 2021, in parte a causa dell'ampio supporto fornito all'Ucraina, mentre gli ordini arretrati e i tempi di consegna nell'industria della difesa sono in aumento significativo. Oltre la metà dei principali programmi di difesa europei è in ritardo o ha superato i budget previsti. In questo contesto, un'infrastruttura logistica condivisa e funzionante assume un'importanza ancora maggiore, poiché può almeno attenuare alcuni dei colli di bottiglia operativi causati dai ritardi nei programmi di approvvigionamento.

La frammentazione come vero tallone d'Achille della capacità di difesa europea

Una delle principali debolezze strutturali, che persino la rete LogHub può compensare solo parzialmente, è la continua frammentazione del panorama della difesa europea. Gli studi dimostrano che l'Europa utilizza piattaforme e sistemi d'arma significativamente più diversificati rispetto agli Stati Uniti in quasi tutte le categorie militari – dai caccia e veicoli da combattimento alle navi da guerra – e che questa frammentazione si è intensificata nella maggior parte delle categorie dal 2014. Le conseguenze sono costi di sviluppo più elevati, minore interoperabilità tra le forze armate e cicli di modernizzazione più lunghi.

Per una rete logistica, questa frammentazione rappresenta un significativo aumento di complessità, poiché standard differenti per i pezzi di ricambio, calibri di munizioni e requisiti di manutenzione complicano la gestione congiunta dei magazzini e la fluida ridistribuzione dei materiali tra i contingenti nazionali. Un potenziale di risparmio particolarmente elevato si riscontra nel consolidamento delle catene di approvvigionamento altamente frammentate nei cosiddetti segmenti Tier 2 e Tier 3, come materiali, elettronica per la difesa e componenti meccanici. Gli analisti del settore stimano che fusioni mirate in quest'area potrebbero generare circa 9 miliardi di euro di vantaggi in termini di efficienza e costi all'anno, per un totale di circa 45 miliardi di euro entro il 2030. Tuttavia, finché persisterà questa frammentazione sul fronte degli approvvigionamenti, la rete LogHub sarà in grado di realizzare solo una parte del suo effettivo potenziale di efficienza, poiché la standardizzazione logistica raggiunge i suoi limiti quando i sistemi sottostanti rimangono incoerenti.

Disegni alternativi più radicali come sfondo di contrasto

La portata limitata di progetti incrementali come la rete LogHub ha recentemente dato origine a proposte di riforma più radicali. Esperti tedeschi del mondo imprenditoriale, militare e accademico hanno proposto una profonda ristrutturazione delle strutture di difesa europee con il concetto noto come "Sparta 2.0", che, con investimenti di circa 500 miliardi di euro, mira ad aumentare significativamente l'indipendenza militare dell'Europa dagli Stati Uniti. Tali proposte evidenziano il contrasto tra l'approccio pragmatico e graduale della rete LogHub e la richiesta di una revisione strutturale più radicale dell'architettura di sicurezza europea.

Questo contrasto solleva una questione strategica fondamentale: i progetti di cooperazione incrementali incentrati sull'efficienza, come la rete LogHub, sono sufficienti a rendere l'Europa capace di agire in un contesto geopolitico sempre più teso, oppure è necessaria una rottura più radicale con l'attuale struttura di difesa, fortemente orientata a livello nazionale? La risposta probabilmente risiede in una combinazione di entrambi gli approcci, con progetti infrastrutturali pragmatici come LogHub che creano le necessarie basi pratiche su cui in seguito potrebbero essere costruite riforme strutturali di più ampia portata.

Una valutazione cautamente positiva, ma non euforica

Nel complesso, la rete LogHub di PESCO rappresenta uno dei successi più tangibili nel panorama spesso deludente della cooperazione europea in materia di difesa. È passata dalla semplice dichiarazione d'intenti alla realtà operativa, è già stata attivata più volte nell'ambito di missioni NATO e gode di un solido supporto materiale grazie a investimenti concreti, nell'ordine di centinaia di milioni di euro, come l'ampliamento del sito di Pfungstadt. Proprio perché si concentra su una funzione tecnica relativamente apolitica – ovvero l'utilizzo condiviso di capacità di stoccaggio e trasporto esistenti – è riuscita a evitare in gran parte gli ostacoli legati alle preoccupazioni sulla sovranità nazionale, tipici di altri progetti PESCO.

Allo stesso tempo, questo relativo successo non deve essere sopravvalutato. La rete non risolve nessuno dei problemi strutturali fondamentali della capacità di difesa europea: né la persistente frammentazione dei sistemi d'arma, né i ritardi nei programmi di approvvigionamento, né la questione fondamentale della volontà politica di agire congiuntamente e rapidamente in caso di crisi. Piuttosto, la sua forza risiede nel dimostrare, su piccola scala, che un'infrastruttura condivisa può funzionare quando gli attori partecipanti riconoscono un chiaro vantaggio operativo e la cooperazione non è gravata da complesse questioni di sovranità. Resta da vedere se questo modello potrà essere trasferito ad ambiti di cooperazione in materia di difesa più complessi e politicamente sensibili, la questione cruciale per i prossimi anni dell'architettura di sicurezza europea.

 

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