
La principale strategia futura dell'UE "Strategic Foresight Report 2025" - Gli esperti criticano la mancanza di nuove idee - Immagine: Xpert.Digital
Presentato il nuovo piano dell'UE: un'idea brillante o solo vino vecchio in bottiglie nuove?
Più spettacolo politico che vera strategia?
Con la sua "Relazione di previsione strategica 2025", la Commissione europea ha presentato un'ambiziosa tabella di marcia per il futuro dell'UE. All'insegna della "Resilienza 2.0", l'Unione mira a diventare più proattiva e resiliente contro crisi come i cambiamenti climatici, le innovazioni tecnologiche e le tensioni geopolitiche. La relazione delinea una visione di come l'UE possa non solo sopravvivere in un mondo turbolento, ma anche emergerne più forte.
Tuttavia, appena pubblicato, il documento è stato aspramente criticato dal Servizio di Ricerca del Parlamento europeo (EPRS). In un'analisi dettagliata, gli esperti sono giunti a una conclusione preoccupante: il rapporto non era tanto un'analisi fondata del futuro quanto un'agenda politica per la nuova legislatura. La critica principale era che le misure proposte non erano affatto nuove, ma ribadivano obiettivi politici già noti senza offrire soluzioni concrete.
In sostanza, la relazione della Commissione individua quattro aree chiave di tensione che l'UE deve gestire: il conflitto tra competitività e autonomia strategica, l'equilibrio tra innovazione e garanzie dell'IA, il bilanciamento tra prosperità e cambiamento demografico e la difesa della democrazia dall'influenza degli algoritmi. Tuttavia, l'analisi del Servizio parlamentare suggerisce che le aree d'azione proposte sono strettamente allineate alla linea politica della Presidente della Commissione von der Leyen. Il documento funge quindi da importante punto di riferimento per i deputati al Parlamento europeo: l'iniziativa della Commissione non è tanto una valutazione neutrale quanto un lancio strategico per l'attuazione dei suoi obiettivi politici nei prossimi anni.
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Rapporto di previsione strategica 2025: un'analisi completa
Contesto e contesto del rapporto
Che cos'è lo Strategic Foresight Report 2025?
Il Rapporto di previsione strategica 2025, intitolato ufficialmente "Resilienza 2.0: consentire all'UE di prosperare in tempi di turbolenza e incertezza", è un documento chiave presentato dalla Commissione europea il 9 settembre 2025. Si tratta del primo rapporto di previsione della seconda Commissione von der Leyen. Basandosi su tendenze consolidate, il documento offre un'analisi aggiornata delle sfide globali e specifiche dell'UE. Il suo obiettivo principale è rafforzare la resilienza dell'Unione europea per prepararla al meglio al futuro. Il rapporto costituisce la base per un nuovo ciclo di previsione e mira a sostenere l'agenda politica per i prossimi anni con una prospettiva a lungo termine.
Qual è lo scopo principale di questo tipo di rapporto previsionale?
Dal 2020, ad eccezione dell'anno elettorale 2024, la Commissione europea pubblica annualmente una relazione di previsione strategica. Queste relazioni hanno un duplice scopo: in primo luogo, esaminano gli sviluppi e le tendenze future che potrebbero avere un impatto sull'UE e, in secondo luogo, evidenziano le priorità attuali dell'Unione. Secondo la Commissione, queste relazioni mirano a sostenere le priorità politiche e a promuovere una riflessione politica a lungo termine su questioni trasversali. Questa pratica fa parte di un più ampio sforzo all'interno delle istituzioni dell'UE per rafforzare la previsione politica. La convinzione fondamentale alla base di ciò è che i tradizionali processi di pianificazione e definizione delle politiche non siano più sufficienti per affrontare efficacemente le sfide complesse e interconnesse delle cosiddette "policrisi" che l'UE si trova ad affrontare. L'obiettivo è agire in modo proattivo piuttosto che reattivo.
In quale contesto è stato presentato il rapporto del 2025?
Il Commissario Micallef ha descritto la relazione come un "ponte tra il lavoro di previsione della precedente Commissione e il nuovo mandato", sottolineandone la natura transitoria. Si basa su una serie di importanti documenti strategici pubblicati poco prima, tra cui le relazioni di Enrico Letta e Mario Draghi, che trattano ampiamente il mercato unico e la competitività dell'Europa, nonché la relazione Niinistö. Inoltre, è strettamente collegata all'Agenda strategica 2024-2029 del Consiglio e alla strategia dell'Unione per la preparazione agli eventi del maggio 2025. La relazione cerca quindi di sintetizzare i risultati e gli orientamenti di queste diverse iniziative e di integrarli in un quadro coerente per il futuro.
Il concetto fondamentale: Resilienza 2.0
Qual è il tema centrale del rapporto e cosa significa esattamente "Resilienza 2.0"?
Il tema centrale e guida del rapporto è la resilienza. Questo era già il tema principale del primo Rapporto di previsione del 2020. Tuttavia, la Commissione sostiene che la situazione globale sia cambiata così radicalmente da allora che è necessario un approccio nuovo e più evoluto alla resilienza. Chiama questo nuovo approccio "Resilienza 2.0". Questa nuova forma di resilienza intende essere più trasformativa, proattiva e lungimirante rispetto alla concezione precedente. Mentre l'idea originale di resilienza includeva già il concetto che l'UE dovesse trasformarsi e "rilanciare in avanti" per diventare più sostenibile, più equa e più democratica, "Resilienza 2.0" sembra porre un'enfasi ancora maggiore sulla definizione attiva del futuro e sull'adattamento profondo a un mondo più incerto. Il testo osserva criticamente, tuttavia, che non è del tutto chiaro quale sia la differenza precisa rispetto alla versione precedente, poiché quest'ultima era già formulata in modo molto ambizioso. Il rebranding in "2.0" serve anche a trasmettere un senso di urgenza e la necessità di un cambio di paradigma.
Secondo il rapporto, quali obiettivi fondamentali dovrebbe raggiungere un'UE resiliente entro il 2040?
Il rapporto definisce tre pilastri fondamentali che dovrebbero caratterizzare un'Unione europea resiliente nel 2040. In primo luogo, garantire la pace attraverso la sicurezza europea. Ciò riflette il mutato panorama geopolitico, in cui le questioni di sicurezza svolgono un ruolo centrale in tutti gli ambiti politici. In secondo luogo, sostenere i valori della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani. Questa è una risposta alle minacce interne ed esterne a questi valori fondamentali. In terzo luogo, garantire il benessere delle persone. Questo obiettivo è definito in modo ampio e comprende gli aspetti sociali, economici e ambientali della vita nell'UE. Questi tre pilastri fondamentali costituiscono il quadro generale entro cui devono essere comprese le sfide specifiche e gli ambiti di intervento del rapporto.
Sviluppi globali e sfide specifiche dell'UE
Quali sviluppi globali il rapporto individua come particolarmente influenti per l'UE?
Il rapporto individua tre sviluppi globali che hanno un impatto significativo sul futuro dell'UE. Il primo è la crescente centralità delle questioni di sicurezza in tutti gli ambiti politici. La sicurezza non è più considerata una questione isolata di difesa o di politica estera, ma un tema trasversale che permea le politiche economiche, energetiche, sanitarie e persino educative. Il secondo sviluppo è l'erosione dell'ordine internazionale basato sulle regole. Istituzioni e accordi che hanno garantito stabilità per decenni stanno perdendo influenza, portando a un mondo più imprevedibile e conflittuale. Il terzo sviluppo globale è l'impatto continuo dei cambiamenti climatici e il progressivo deterioramento dello stato della natura e delle risorse idriche. Queste crisi ambientali hanno conseguenze dirette sulla sicurezza, l'economia e il benessere nell'UE.
Il rapporto definisce quattro sfide specifiche dell'UE come "atti di bilanciamento". Cosa significa e qual è il primo atto di bilanciamento?
Le quattro sfide specifiche dell'UE sono presentate come "atti di bilanciamento". Questa formulazione sottolinea i conflitti intrinseci di obiettivi e le difficoltà che i decisori politici devono affrontare. Non si tratta di soluzioni facili, ma di bilanciare priorità contrastanti.
Il primo equilibrio consiste nell'aumentare la competitività dell'UE, perseguendo al contempo la sua autonomia strategica aperta. Da un lato, l'UE deve rimanere aperta al commercio globale e attraente per gli investimenti per preservare l'innovazione e la forza economica. Dall'altro, deve ridurre la sua dipendenza da attori esterni e la sua vulnerabilità agli shock. Il rapporto suggerisce che gli interessi nazionali dovrebbero occasionalmente passare in secondo piano rispetto a misure congiunte come l'approvvigionamento energetico congiunto o l'acquisto preferenziale di beni e servizi dall'UE. Un esempio concreto di questa dipendenza è il settore digitale, dove il 70% dell'infrastruttura cloud dell'UE è controllato da sole tre aziende statunitensi. Una maggiore indipendenza dovrebbe essere raggiunta anche attraverso l'espansione dell'energia pulita, il miglioramento dell'efficienza energetica e la promozione dell'economia circolare per ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia.
Qual è il secondo atto di bilanciamento descritto?
Il secondo atto di bilanciamento affronta la tensione tra la promozione dell'innovazione tecnologica e la creazione e il mantenimento di misure di salvaguardia. Da un lato, è necessario creare un ambiente competitivo che liberi il pieno potenziale delle nuove tecnologie e rafforzi così la resilienza economica dell'UE. Dall'altro, è necessario predisporre misure di salvaguardia adeguate per proteggere dai rischi per la sicurezza, i diritti dei cittadini e dei lavoratori, la privacy, l'ambiente e la democrazia. La relazione menziona esplicitamente nuove tecnologie come l'informatica quantistica, la biotecnologia, la neurotecnologia, i materiali avanzati, la robotica e, in particolare, l'intelligenza artificiale (IA). Per quanto riguarda l'IA, la Commissione osserva che, nonostante la sua rapida diffusione, il predominio sul mercato di pochi attori globali sta rendendo meno netti i confini tra attori e spazi commerciali e pubblici.
Qual è il terzo atto di equilibrismo?
Il terzo atto di bilanciamento affronta la sfida di mantenere un elevato livello di benessere nell'UE, rispondendo al contempo ai cambiamenti demografici e climatici. L'UE è nota per il suo elevato tenore di vita, le sue economie solide, gli standard ambientali e il suo sistema sanitario. Tuttavia, questo modello è sotto pressione. Il cambiamento demografico, in particolare l'invecchiamento della popolazione, significa che meno persone contribuiscono all'economia, mentre aumenta la necessità di servizi di assistenza e di assistenza sanitaria. Il rapporto evita una discussione approfondita sulla migrazione, ma suggerisce che la migrazione regolare sia un possibile modo per soddisfare la domanda di talenti provenienti dall'estero nei mercati del lavoro dell'UE. Inoltre, il rapporto stabilisce un legame diretto tra il benessere umano e la salute del pianeta. Sostiene che agire in armonia con la natura contribuisce alla sicurezza e alla prosperità economica, ad esempio contribuendo a mitigare le pandemie attraverso l'azione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, o garantendo la sicurezza alimentare.
E qual è il quarto e ultimo atto di equilibrismo?
Il quarto atto di bilanciamento si concentra sulla tensione tra la necessità di sostenere la democrazia e i valori fondamentali e l'adattamento all'uso dei (social) media basato su algoritmi. Il rapporto chiede di rafforzare il processo decisionale democratico, ma riconosce anche che le opinioni delle persone sono sempre più influenzate da fonti personalizzate basate su algoritmi. Ciò limita significativamente lo spazio per un dibattito democratico basato su fatti e prove condivisi. Inoltre, il rapporto mette in guardia da una "nuova oligarchia globale" in cui pochi miliardari della tecnologia stanno influenzando sempre più i processi democratici. Ciò potrebbe indebolire ulteriormente la democrazia e minare la fiducia dei cittadini. In risposta, il rapporto chiede di rafforzare la resilienza democratica attraverso la coesione sociale, pesi e contrappesi istituzionali e miglioramenti innovativi della democrazia stessa.
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Critiche al rapporto dell'UE: perché mancano percorsi concreti di attuazione
Il Rapporto di previsione strategica 2025 definisce otto aree d'azione nell'agenda per rafforzare la resilienza dell'UE contro i rischi geopolitici, economici e sociali. In termini di contenuto, il rapporto copre aree chiave – dalla visione globale alla sicurezza, dalla tecnologia alla resilienza economica, fino all'istruzione, alla democrazia e all'equità intergenerazionale – riflettendo così gli orientamenti della Presidente della Commissione von der Leyen e l'Agenda strategica del Consiglio. Tuttavia, un punto critico è che il rapporto spesso si legge più come un'agenda politica: mancano collegamenti concreti tra le sfide identificate e le misure proposte, i percorsi di attuazione rimangono vaghi e le innovazioni autentiche sono rare. La discrepanza tra obiettivi ambiziosi (ad esempio, standard globali di intelligenza artificiale o riforma dell'OMC) e la capacità di realpolitik dell'UE rimane evidente. Il rapporto pone anche una sfida per i parlamenti: le questioni intersettoriali sono difficili da affrontare all'interno delle strutture tradizionali delle commissioni, motivo per cui vengono discussi vari modelli di previsione parlamentare, dalle commissioni specializzate e dai singoli difensori civici all'integrazione della previsione nei processi legislativi.
Le otto aree di azione e la valutazione critica
Quali sono gli otto ambiti di intervento proposti dal rapporto per rafforzare la resilienza dell'UE?
La parte finale della relazione individua otto aree d'azione chiave per rafforzare la resilienza dell'UE. Queste aree mirano ad affrontare sia le sfide specifiche dell'UE sia gli sviluppi globali. Le otto aree sono:
- Sviluppare una visione globale.
- Rafforzare la sicurezza interna ed esterna.
- Rendere la tecnologia e la ricerca utilizzabili.
- Rafforzare la resilienza economica.
- Promuovere un benessere sostenibile e inclusivo.
- Ripensare l'istruzione.
- Rafforzare le fondamenta della democrazia.
- Rafforzare l'equità intergenerazionale.
Questi ambiti riflettono gli orientamenti politici della seconda Commissione von der Leyen e l'agenda strategica del Consiglio europeo.
Quali critiche vengono mosse alla rappresentazione di questi ambiti di attività?
Il briefing offre una critica piuttosto chiara a questa sezione del rapporto. Una critica fondamentale è la mancanza di collegamenti espliciti tra le otto aree d'azione proposte e le sfide o gli sviluppi globali precedentemente identificati. Ciò indebolisce l'obiettivo e l'impatto delle proposte. Il rapporto sarebbe stato più convincente se le azioni fossero state più chiaramente collegate ai problemi specifici.
Un'altra critica fondamentale è che questa sezione sembra più un'agenda politica o una raccolta di dichiarazioni d'intenti che un'analisi lungimirante. Il tono è descritto come piuttosto direttivo, con frasi frequenti come "l'UE deve" o "l'UE dovrebbe".
Inoltre, si critica il fatto che le azioni proposte contengano poche sorprese e si basino in gran parte sulle politiche e sugli obiettivi esistenti della Commissione. Non vengono presentati approcci o strumenti realmente nuovi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi.
Esempi specifici di critica, in particolare per quanto riguarda la fattibilità
Il briefing cita esempi specifici a sostegno delle critiche. Ad esempio, nell'ambito della "visione globale", il rapporto chiede all'UE di dare forma al dibattito sulla riforma del multilateralismo, inclusa la riforma dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). La critica più rilevante è che il rapporto non spiega come raggiungere questo obiettivo, soprattutto in un momento in cui la capacità dell'UE di utilizzare appieno i suoi strumenti di politica commerciale è sotto pressione, principalmente da parte degli Stati Uniti.
Un altro esempio riguarda l'intelligenza artificiale. Il rapporto chiede l'istituzione di standard globali e lo sviluppo di un'autonomia strategica nella ricerca sull'IA. Anche in questo caso, ci si chiede come raggiungere questo obiettivo, quando il rapporto stesso ha precedentemente affermato che il settore dell'IA è dominato da "pochi miliardari della tecnologia" che fanno parte di una "nuova oligarchia globale". La discrepanza tra la richiesta ambiziosa e la distribuzione realistica del potere rimane irrisolta.
Nell'ambito della resilienza economica, vengono menzionati molti obiettivi, come la trasformazione industriale o la resilienza delle catene di approvvigionamento, ma non vengono delineate nuove modalità per raggiungerli. Gli appelli a un'economia circolare o a una vera e propria unione del risparmio e degli investimenti sono semplicemente ripetizioni di obiettivi politici esistenti.
Ci sono nuove idee o approcci in questi ambiti di intervento?
Il testo suggerisce che la maggior parte delle proposte siano ripetizioni di richieste politiche note. Ad esempio, la richiesta di spostare la pressione fiscale dal lavoro alla tassazione delle esternalità negative (come l'inquinamento) è una richiesta di lunga data nella politica dell'UE. Analogamente, l'obiettivo di preparare i cittadini non solo a professioni specifiche, ma anche a molteplici transizioni nel corso della loro vita è da tempo parte del dibattito politico sull'istruzione. L'unica richiesta evidenziata come veramente nuova e come forma di governance anticipatoria è la richiesta di "promuovere l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale" tra la popolazione.
Collocare la relazione nel contesto strategico dell'UE
In che modo il Rapporto di previsione strategica 2025 si collega all'Agenda strategica 2024-2029 del Consiglio?
Un confronto tra i due documenti rivela sia somiglianze che notevoli differenze. Due dei tre obiettivi fondamentali del Rapporto di Prospettiva, ovvero il raggiungimento della pace attraverso la sicurezza europea e la difesa della democrazia e dei diritti umani, riflettono direttamente due dei temi principali dell'Agenda Strategica del Consiglio: "un'Europa forte e sicura" e "un'Europa libera e democratica".
La differenza cruciale, tuttavia, risiede nel trattamento del terzo tema dell'Agenda Strategica: "un'Europa prospera e competitiva". Questo obiettivo non compare nel Rapporto di Prospettiva come un obiettivo indipendente e fondamentale. Piuttosto, questioni economiche come la competitività e la resilienza economica sono inglobate negli obiettivi generali della sicurezza europea e del benessere dei suoi cittadini. Sembra che la Commissione abbia consapevolmente scelto di non presentare la prosperità economica come un fine in sé, ma principalmente come uno strumento per raggiungere gli obiettivi generali di resilienza, sicurezza e benessere. Questa impressione è rafforzata dal fatto che la sicurezza è presentata come un principio guida che permea tutti gli ambiti politici dell'UE.
In che modo la relazione si collega agli orientamenti politici della Presidente della Commissione von der Leyen?
Esiste un legame molto stretto. Gli orientamenti politici presentati dal Presidente nel luglio 2024 sono suddivisi in sette capitoli. Questi capitoli affrontano, a grandi linee, gli stessi argomenti degli otto ambiti d'azione della Relazione di previsione, sebbene in un ordine e in una suddivisione diversi. Vi è un'ampia sovrapposizione tematica con i tre temi principali dell'Agenda strategica del Consiglio. L'unica area degli orientamenti politici che non trova un chiaro parallelo nella Relazione di previsione o nell'Agenda strategica è il capitolo finale, intitolato "Agire insieme e preparare la nostra Unione per il futuro". Questo capitolo tratta delle ambizioni di bilancio, delle riforme istituzionali e della cooperazione con il Parlamento, ovvero, più in generale, del funzionamento interno dell'UE.
Esiste un collegamento tra il rapporto e il discorso sullo stato dell'Unione (SOTEU) del 2025?
Sì, il collegamento è molto forte e supporta la valutazione secondo cui il Rapporto di previsione rappresenta più un'agenda politica che una pura analisi. Il discorso sullo stato dell'Unione della Presidente von der Leyen è stato pronunciato il giorno successivo alla presentazione del Rapporto di previsione. In termini di contenuto, il discorso ha seguito ampiamente gli otto ambiti d'azione delineati nel rapporto. Il discorso è stato un po' più specifico in alcuni ambiti politici, come la migrazione, ma ha omesso la questione dell'equità intergenerazionale menzionata nel rapporto. La prossimità temporale e tematica suggerisce che il Rapporto di previsione abbia costituito una base strategica e un documento di comunicazione preparatorio per il discorso sulla leadership politica della Presidente della Commissione.
Come si confronta questo rapporto con i precedenti Rapporti di previsione strategica dal 2020?
Si nota una notevole continuità nei temi trattati nel corso degli anni. Mentre il primo rapporto del 2020 identificava solo quattro dimensioni di resilienza (sociale ed economica, geopolitica, verde e digitale), i rapporti del 2021 e del 2022 elencavano ciascuno dieci temi chiave o aree di intervento. Tra i temi centrali ricorrenti figurano il rafforzamento dell'autonomia strategica aperta dell'UE (in particolare nei settori della tecnologia, delle materie prime e dell'energia), la gestione delle sfide sanitarie e ambientali, la difesa dei valori democratici dell'UE e il rafforzamento delle capacità di difesa e della rete di partner globali. Sebbene il linguaggio e i termini di tendenza cambino – quasi nessuno parla più della "transizione duale, verde e digitale" dei rapporti precedenti – i problemi e le sfide di fondo rimangono gli stessi. Il rapporto del 2025, in particolare, evita di dipingere un quadro eccessivamente cupo di guerra imminente o di una società dominata dalla sicurezza. Mantiene l'attenzione su obiettivi positivi legati ai valori democratici e al benessere dei cittadini, sebbene la gravità delle sfide combinate sia descritta come preoccupante.
Possibili misure di follow-up istituzionale
Come reagiscono solitamente le istituzioni dell'UE a tali segnalazioni?
Le reazioni delle varie istituzioni dell'UE sono state tradizionalmente discordanti. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha espresso pareri su tutte le precedenti relazioni di previsione dal 2020 e lo farà nuovamente per la relazione del 2025. Al contrario, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo non hanno pubblicato risposte o posizioni formali sulle relazioni precedenti. Data la natura orizzontale e trasversale della relazione, il Consiglio europeo sarebbe in realtà una sede idonea per l'adozione delle conclusioni del Consiglio. Analogamente, il Parlamento europeo potrebbe rispondere attraverso uno scambio di opinioni e una risoluzione.
Quali problemi incontra il Parlamento europeo quando gestisce tali relazioni interdipartimentali?
Il problema principale del Parlamento europeo risiede nella sua struttura interna. Il sistema parlamentare di deferimento dei documenti a una o più commissioni specializzate non è adatto a gestire documenti di natura così ampia e intersettoriale. Una relazione lungimirante che copre temi che vanno dalla sicurezza all'economia, dall'istruzione alla democrazia non rientra nelle competenze di una singola commissione. Deferirla a più commissioni può portare a problemi di coordinamento e a risultati frammentati.
Il testo suggerisce di rivolgersi ai parlamenti nazionali per ottenere indicazioni. Qual è il primo modello descritto di previsione parlamentare?
La prima e più importante opzione è l'istituzione di una commissione speciale di parlamentari, come una "Commissione di previsione" o una "Commissione per il futuro". La prima commissione di questo tipo è stata istituita in Finlandia nel 1993 e da allora altri sette parlamenti nazionali hanno seguito l'esempio. Il successo di questo modello dipende da diverse condizioni cruciali. Richiede un sostegno attivo e trasversale per evitare di diventare una pedina nella politica di parte. Stretti legami con il lavoro di previsione dell'esecutivo e con i think tank sono essenziali per rimanere rilevanti e accedere ad analisi solide. Inoltre, è importante una cultura del dibattito non polarizzante, incentrata sulle sfide intersettoriali a lungo termine. Ciò contribuisce anche a evitare conflitti con le commissioni permanenti esistenti e con il processo legislativo in corso.
Qual è la seconda opzione per ancorare la lungimiranza nei parlamenti?
La seconda opzione consiste nell'assegnare il compito di previsione a una singola persona o a una piccola unità, come un difensore civico o un commissario per la previsione o le generazioni future. Tuttavia, questo approccio comporta rischi significativi, come dimostrato dall'esperienza in Ungheria e Israele. Vi è il rischio che sorgano dibattiti sull'imparzialità del titolare dell'incarico, il che può minare la legittimità del lavoro. Un altro rischio importante è la mancanza di continuità. Le attività possono essere bruscamente interrotte dopo elezioni o cambiamenti politici se viene meno la volontà politica di sostenere questa posizione. L'istituzionalizzazione è quindi considerevolmente più debole con questo modello.
E qual è la terza opzione?
La terza opzione consiste nell'integrare, caso per caso, elementi di previsione nel normale processo legislativo. Ciò significherebbe che anche gli aspetti a lungo termine e gli scenari futuri verrebbero presi in considerazione nella stesura di leggi specifiche nelle commissioni competenti. Tuttavia, questo approccio settoriale presenta un inconveniente cruciale: non può affrontare adeguatamente le complesse sfide intersettoriali che sono al centro della previsione e delle relazioni di previsione della Commissione. La forza della previsione risiede proprio nel superare la logica a compartimenti stagni e nell'analizzare le interazioni tra i diversi ambiti politici. Un approccio puramente settoriale non renderebbe giustizia a questo obiettivo fondamentale.
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