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Il riarmo da record della Germania: la nuova potenza militare europea – Da paladina dell'austerità al paese con il più grande budget per gli armamenti in Europa

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Pubblicato il: 27 aprile 2026 / Aggiornato il: 27 aprile 2026 – Autore: Konrad Wolfenstein

Il riarmo da record della Germania: la nuova potenza militare europea – Da paladina dell'austerità al paese con il più grande budget per gli armamenti in Europa

Il budget record per gli armamenti della Germania: la nuova potenza militare europea – Da paladina dell'austerità al più grande budget per la difesa in Europa – Immagine: Xpert.Digital

Storico rapporto SIPRI: la Germania supera la Gran Bretagna in spese militari

Da paladino del contenimento dei costi a potenza militare: cosa significa l'enorme boom degli armamenti per la nostra vita quotidiana

La Germania si sta riarmando – su scala storica. Con un bilancio della difesa di circa 97 miliardi di euro per il 2025, la Repubblica Federale si posiziona per la prima volta dalla riunificazione al quarto posto nella classifica mondiale delle spese militari, lasciandosi finalmente alle spalle decenni di austerità. Spinta dalla minaccia russa, dalle forti pressioni di Washington e dagli ambiziosi nuovi obiettivi della NATO, somme senza precedenti stanno affluendo nelle casse della Bundeswehr (le forze armate tedesche). Aziende del settore della difesa come Rheinmetall festeggiano profitti record in borsa, mentre i politici presentano questi miliardi di investimenti come un gigantesco programma di stimolo economico per il Paese.

Ma dietro le quinte di questa cosiddetta svolta storica, si cela un dilemma strutturale: il gigantesco riarmo, finanziato da fondi extrabilancio sanciti dalla Costituzione e da nuovo debito, cela immensi rischi economici e sociali. I principali economisti mettono in guardia contro un effetto economico dispersivo, un'impennata dei prezzi e una drammatica carenza di manodopera specializzata nell'industria degli armamenti. Allo stesso tempo, si profila una spietata competizione: ogni euro speso oggi in prestiti per carri armati e munizioni potrebbe non essere più disponibile domani per l'istruzione, la sanità, le infrastrutture o la protezione del clima. Un'analisi approfondita delle cifre, dei veri beneficiari e del costo nascosto dell'ascesa della Germania a nuova potenza militare europea.

Un punto di svolta nei numeri: il punto di svolta storico

La trasformazione della politica di sicurezza tedesca negli ultimi tre anni non ha precedenti per velocità e portata nella storia del dopoguerra. Secondo l'ultimo rapporto annuale dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la spesa per la difesa tedesca ha raggiunto i 114 miliardi di dollari – circa 97 miliardi di euro – nel 2025. Ciò rappresenta un aumento del 24% rispetto all'anno precedente e un incremento di circa l'89% rispetto al 2015. Di conseguenza, la Germania ha superato la Gran Bretagna al primo posto in Europa e ora occupa il quarto posto nella classifica mondiale della spesa militare per la prima volta dalla riunificazione del 1990, dietro a Stati Uniti, Cina e Russia.

Allo stesso tempo, nel 2025, la Germania ha superato per la prima volta in 35 anni l'obiettivo NATO di destinare il 2% del proprio prodotto interno lordo (PIL) alla difesa. Questo traguardo era stato considerato irraggiungibile per decenni ed era stato oggetto di continue critiche da parte della presidenza americana. Il fatto che ora non solo sia stato raggiunto, ma addirittura superato, segna una fondamentale rivalutazione della politica di sicurezza tedesca. Il ricercatore del SIPRI Lorenzo Scarazzato ha descritto questo cambiamento come storicamente significativo: per la prima volta dalla riunificazione, la Germania è di nuovo il paese con la maggiore spesa militare nell'Europa occidentale e centrale.

Il contesto globale sottolinea la portata di questo cambiamento. La spesa militare mondiale ha raggiunto un nuovo record per l'undicesimo anno consecutivo nel 2025, attestandosi a circa 2.890 miliardi di dollari. L'Europa ha contribuito in modo significativo a questo aumento: la spesa militare degli stati europei è cresciuta del 14%, raggiungendo gli 864 miliardi di dollari, l'incremento più consistente nel continente dalla fine della Guerra Fredda. Ventidue dei partner europei della NATO hanno superato la soglia del 2% nel 2025.

Acceleratore geopolitico del fuoco: perché l'interruttore è stato azionato così bruscamente

La guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha agito da catalizzatore per un cambiamento fondamentale nella politica di sicurezza tedesca. Nel suo storico discorso del 27 febbraio 2022, il Cancelliere Olaf Scholz ha descritto l'evento come "il punto di svolta più profondo nella politica di sicurezza tedesca dalla fondazione della Bundeswehr". Il governo federale ha immediatamente approvato un fondo speciale di 100 miliardi di euro per la Bundeswehr, sancito dalla Legge fondamentale (la costituzione tedesca) e quindi esentato dal normale freno al debito. Questa decisione è stata di portata costituzionale: il Bundestag ha modificato l'articolo 87a della Legge fondamentale per consentire un bilancio ombra finanziato dal debito, che l'Ufficio federale di statistica classifica come "bilancio supplementare".

Negli anni successivi, la pressione per un ulteriore aumento della spesa per la difesa è cresciuta a causa di diversi fattori concomitanti. In primo luogo, la Russia ha chiarito di voler incrementare massicciamente la sua produzione di armamenti: secondo il Servizio di intelligence federale tedesco (BND), la Russia produce in tre mesi più armamenti di quanti ne producano tutti gli Stati membri della NATO messi insieme in un anno. In secondo luogo, a partire da gennaio 2025, l'amministrazione Trump ha formulato la richiesta di destinare il 5% del PIL alla difesa – una cifra considerata da molti esperti politicamente motivata e difficilmente giustificabile dal punto di vista economico, ma che nondimeno ha messo sotto notevole pressione la Germania e gli altri partner della NATO. In terzo luogo, il vertice NATO dell'Aia del giugno 2025 ha adottato il nuovo obiettivo del 3,5% del PIL per la difesa, più un ulteriore 1,5% per le infrastrutture legate alla difesa.

Il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha risposto a questa complessa situazione con un ampio piano di bilancio. Il 18 marzo 2025, il Bundestag ha approvato, con una maggioranza di due terzi, un emendamento costituzionale che esenta completamente le spese per la difesa superiori all'uno per cento del PIL dalle restrizioni del freno al debito. Inoltre, è stato istituito un fondo speciale di 500 miliardi di euro per le infrastrutture e la protezione del clima, i cui fondi non vengono conteggiati ai fini del rispetto della regola del debito. La Corte dei conti federale ha già messo in guardia sui rischi a lungo termine di questo provvedimento e ha criticato l'ulteriore indebolimento della disciplina fiscale.

La tabella di marcia per l'ammodernamento: cifre, tempistiche e obiettivi

Le cifre di bilancio per i prossimi anni rivelano le dimensioni finanziarie che raggiungerà il riarmo tedesco. Per il 2025 è stato approvato un bilancio della difesa di 86,37 miliardi di euro, il livello più alto dalla fondazione della Repubblica Federale. Tale importo comprende un bilancio ordinario della difesa di 62,31 miliardi di euro e fondi provenienti dal fondo speciale della Bundeswehr per 24,06 miliardi di euro. Il progetto di bilancio per il 2026 prevede 108,2 miliardi di euro, di cui 82,69 miliardi di euro sono destinati al bilancio ordinario.

Il piano finanziario a medio termine mostra una curva ancora più ripida. Secondo la decisione del governo del giugno 2025, la spesa totale per la difesa dovrebbe aumentare a 151,7 miliardi di euro entro il 2029 e a 167,8 miliardi di euro entro il 2030. Ciò porterebbe la quota della difesa sul PIL dal 2,4% nel 2025 al 2,6% nel 2026, al 3,0% nel 2027 e al 3,3% nel 2028, al fine di raggiungere l'obiettivo del 3,5% entro il 2029. Per confronto, gli Stati Uniti detengono ancora il più grande budget militare al mondo con circa 916 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina con 314 miliardi di dollari e dalla Russia con circa 149 miliardi di dollari.

La controversia nella politica interna tedesca riguardo alla cosiddetta "parola proibita dell'anno 2025" – il termine "fondo speciale" è stato scelto dalla giuria perché cela il fatto che implica un nuovo debito – illustra quanto sia politicamente delicata la questione del finanziamento. L'Ufficio federale di statistica, infatti, si riferisce a queste strutture come "bilanci extra", rendendo così trasparente la loro vera natura di bilanci paralleli finanziati dal debito. Il primo fondo da 100 miliardi di euro per la Bundeswehr, approvato nel 2022, scade nel 2027; i nuovi meccanismi di esenzione dal freno al debito sono destinati a sostituirlo in modo permanente.

Motore economico o fuoco di paglia? L'impatto economico messo alla prova

La retorica politica che circonda l'aumento della spesa per la difesa spesso promette più di quanto la realtà economica mantenga. L'amministratore delegato del produttore di armi Hensoldt ha descritto la spesa militare nel marzo 2025 come un "gigantesco pacchetto di stimolo economico". Gli economisti Tom Krebs e Patrick Kaczmarczyk dell'Università di Mannheim hanno esaminato a fondo questa affermazione con un'analisi empirica, giungendo a una conclusione sconfortante: il moltiplicatore fiscale a breve termine della spesa militare in Germania è al massimo pari a 0,5. In termini concreti, ciò significa che ogni euro aggiuntivo investito nella difesa genera, nella migliore delle ipotesi, solo 50 centesimi di prodotto economico complessivo aggiuntivo e, in determinate condizioni, potrebbe persino non innescare alcuna attività economica misurabile.

A titolo di confronto: secondo lo stesso studio, gli investimenti pubblici nell'istruzione e nell'assistenza all'infanzia generano un moltiplicatore fino a tre volte superiore all'euro investito, mentre gli investimenti in infrastrutture raggiungono un moltiplicatore di almeno il doppio del valore. L'analisi EY/Deka del novembre 2025 offre una prospettiva più ottimistica, calcolando che ogni euro generato nell'industria della difesa europea innesca circa 2,70 euro di attività economica lungo l'intera catena del valore. Tuttavia, questo moltiplicatore si riferisce all'economia complessiva del settore, non alla spesa pubblica, e non è quindi direttamente confrontabile con il moltiplicatore fiscale dello studio di Mannheim. Queste differenze illustrano quanto fortemente la prospettiva metodologica influenzi i risultati.

Un problema fondamentale: le aziende produttrici di armi tedesche ed europee operano già a pieno regime. Rheinmetall, il più grande produttore di armi tedesco e il simbolo di questo cambio di paradigma, ha aumentato il proprio fatturato del 36% raggiungendo i 9,75 miliardi di euro nell'anno fiscale 2024 e ha registrato un utile operativo record di 1,48 miliardi di euro. Il portafoglio ordini ha toccato il livello record di 55 miliardi di euro. Per il 2025, l'azienda ha pianificato un ulteriore aumento del fatturato a 9,9 miliardi di euro, pari a un incremento del 29%, e per il 2026 si prevede un fatturato di circa 14 miliardi di euro. Tuttavia, se la capacità produttiva dell'industria delle armi è già pienamente sfruttata e i processi di approvvigionamento mancano di trasparenza, allora, secondo gli economisti di Mannheim, l'aumento della domanda pubblica fa lievitare i prezzi, mentre una grossa fetta di fondi pubblici finisce semplicemente nelle tasche delle aziende e dei loro proprietari.

 

Hub per la sicurezza e la difesa - Consulenza e informazioni

Hub per la sicurezza e la difesa

Hub per la sicurezza e la difesa - Immagine: Xpert.Digital

Il Security and Defence Hub offre consulenza specialistica e informazioni aggiornate per supportare efficacemente aziende e organizzazioni nel rafforzamento del loro ruolo nella politica europea di sicurezza e difesa. Lavorando a stretto contatto con il gruppo di lavoro SME Connect Defence, promuove in particolare le piccole e medie imprese (PMI) che desiderano sviluppare ulteriormente la propria capacità innovativa e la propria competitività nel settore della difesa. In qualità di punto di contatto centrale, il Security Hub crea quindi un ponte cruciale tra le PMI e la strategia di difesa europea.

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Il mercato azionario ha anticipato il boom degli armamenti con una precisione spettacolare. Il prezzo delle azioni di Rheinmetall si aggirava intorno ai 59 euro nel 2020; a giugno 2025, oscillava tra i 1.700 e i 1.800 euro, con un incremento di quasi trenta volte. All'epoca, la banca d'investimento svizzera UBS prevedeva un prezzo obiettivo di 2.200 euro. Anche il portafoglio ordini di Rheinmetall, pari a 23,2 miliardi di euro alla fine del terzo trimestre del 2025, dimostra la solidità del suo modello di business. L'azienda sta addirittura valutando la possibilità di rilevare capacità produttive dal settore automobilistico in difficoltà: secondo alcune indiscrezioni, Rheinmetall potrebbe utilizzare uno stabilimento Volkswagen per la produzione di carri armati. Questo segna l'inizio di un simbolico cambio di paradigma nella politica industriale: dove un tempo si costruivano automobili, presto potrebbero essere prodotti veicoli da combattimento.

Per l'economia nel suo complesso, il quadro è più articolato. L'analisi EY/Deka conclude che gli investimenti europei nel settore della difesa potrebbero generare circa 149 miliardi di euro di valore aggiunto all'anno nei prossimi dieci anni, sia direttamente che indirettamente. Ciò andrebbe a vantaggio non solo delle aziende del settore della difesa, ma anche dei fornitori nei settori dell'elettronica, della lavorazione dei metalli, della logistica e dello sviluppo software. Tuttavia, esiste un serio rischio di effetti di ricollocazione: in un'economia che già soffre di una carenza strutturale di lavoratori qualificati, l'industria della difesa in espansione compete direttamente con l'ingegneria meccanica e l'industria automobilistica per gli stessi ingegneri, operai specializzati e tecnici. I fornitori che in precedenza rifornivano i produttori di automobili rischiano di perdere questi rapporti commerciali se decidono di spostare le proprie capacità produttive verso i contratti per la difesa.

La carenza di lavoratori qualificati non è solo un rischio teorico. Secondo uno studio di Kearney del marzo 2025, in Germania solo 13.000 persone lavorano attualmente nella produzione di armi e munizioni. Se la spesa per la difesa dovesse aumentare fino al nuovo obiettivo NATO del 3,5% del PIL, il fabbisogno a livello europeo salirebbe a circa 760.000 lavoratori qualificati in più. Questa carenza non riguarda solo le professioni tradizionali della difesa: esperti di intelligenza artificiale per sistemi d'arma autonomi, specialisti CNC con certificazioni di sicurezza, data scientist, specialisti di guerra elettronica e ingegneri meccatronici sono tutti figure molto richieste. Un'industria degli armamenti che non riesce a trovare personale qualificato a sufficienza può espandere la propria capacità produttiva solo in misura molto limitata; di conseguenza, salari e costi aumentano, riducendo ulteriormente i benefici per l'economia nel suo complesso.

Le basi fiscali: freno al debito, fondi speciali e sostenibilità a lungo termine

Il finanziamento del riarmo tedesco si basa su una struttura fiscalmente innovativa ma anche rischiosa. Il fondo speciale originario da 100 miliardi di euro del 2022 era un fondo extrabilancio finanziato tramite debito e garantito direttamente dalla Legge fondamentale (la Costituzione tedesca). L'emendamento costituzionale del marzo 2025 si spinge considerevolmente oltre: esenta in modo permanente tutte le spese per la difesa superiori all'uno per cento del PIL – attualmente circa 44 miliardi di euro all'anno – dalle restrizioni del freno al debito. In teoria, ciò significa che la Germania potrà investire in futuro somme illimitate in difesa, protezione civile, servizi di intelligence e sicurezza informatica.

Parallelamente, è attivo il fondo speciale da 500 miliardi di euro per le infrastrutture e la protezione del clima. È previsto che sia operativo per dodici anni ed è anch'esso esente dal freno al debito. Insieme al fondo speciale per le Forze Armate tedesche, questo aumenterà strutturalmente il debito pubblico tedesco a un livello significativamente più elevato. Il Fondo Monetario Internazionale aveva stimato già nell'aprile del 2025 – ancor prima della pubblicazione dei piani di bilancio completi – che il livello del debito tedesco sarebbe aumentato considerevolmente. La Corte dei Conti federale ha esplicitamente messo in guardia contro l'onere degli interessi a lungo termine derivante da questo sistema e ha criticato il fatto che il governo federale si assuma responsabilità che in realtà spettano ai Länder e ai comuni.

Il problema dei tassi d'interesse è insidioso: sebbene il fondo speciale consenta ulteriori prestiti per gli investimenti della Bundeswehr, ciò si traduce in pagamenti di interessi che vengono conteggiati come debito rilevante ai sensi del Trattato di Maastricht e quindi esercitano pressione sulle regole di bilancio dell'UE. Questa pressione indiretta a tagliare la spesa altrove, in particolare la spesa sociale e gli investimenti per il clima, potrebbe portare a significativi conflitti politici sulla distribuzione delle risorse. Chi oggi si indebita per le spese militari ne pagherà il prezzo domani, con meno margine di manovra in settori come l'istruzione, la sanità o la transizione ecologica dell'economia.

Il contesto europeo: più forti uniti o frammentati a livello nazionale?

La Germania non è un'eccezione nella corsa agli armamenti europea, ma piuttosto un esempio particolarmente eclatante di una tendenza che interessa tutto il continente. La Polonia ha speso circa il 31% in più per la difesa nel 2024 e, con il 4,2% del suo PIL, investe la percentuale più alta tra tutti i membri europei della NATO. La Svezia ha aumentato la sua spesa del 34% e ha anch'essa ampliato massicciamente le proprie capacità militari da quando è entrata a far parte della NATO nel 2023. La spesa militare complessiva dei membri europei della NATO è cresciuta più rapidamente nel 2025 che in qualsiasi altro momento dal 1953. Questa convergenza europea riflette non solo una percezione simile della minaccia, ma anche la pressione condivisa dal presidente statunitense Trump, che dal gennaio 2025 ha esortato gli europei a impegnarsi in una condivisione globale degli oneri.

Una questione cruciale rimane senza risposta: il riarmo parallelo di molti Stati europei porta a una reale forza strategica, oppure i fondi vengono frammentati e utilizzati in modo inefficiente? Il panorama della difesa europea è stato storicamente caratterizzato da compartimenti stagni nazionali per gli appalti, sistemi ridondanti e mancanza di economie di scala. Ogni Paese acquista i propri carri armati, i propri aerei da combattimento, le proprie navi, spesso con un'interoperabilità limitata. Un'analisi di EY sulle capacità di difesa europee sottolinea la necessità di un ecosistema europeo di appalti e innovazione strategicamente coordinato che rafforzi la scalabilità, l'eccellenza tecnologica e la resilienza delle catene di approvvigionamento. Senza questo coordinamento sistemico, una parte significativa degli ingenti investimenti andrà sprecata.

La Germania, grazie alle sue dimensioni e alla sua solida base industriale, potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento. Il cancelliere Friedrich Merz ha esplicitamente dichiarato l'obiettivo di rendere la Bundeswehr l'esercito convenzionale più forte d'Europa. Ciò richiede non solo un budget maggiore, ma anche processi di approvvigionamento più efficienti, una base industriale più ampia e una stretta integrazione con i partner europei. Attualmente, l'approvvigionamento di armamenti in Germania è considerato burocratico e lento: una debolezza strutturale che non può essere risolta semplicemente aumentando i finanziamenti. L'istituzione di una brigata tedesca in Lituania come presenza permanente è un segnale tangibile della volontà di rafforzare anche la credibilità operativa.

Costi opportunità e considerazioni sociali: cosa si perde in questo labirinto?

Ogni euro di spesa pubblica destinato agli armamenti non è più disponibile per altri scopi sociali. Questi costi opportunità non sono un concetto astratto e teorico, ma diventano visibili nei dibattiti politici concreti. La domanda è: cosa viene spiazzato dal riarmo? Diversi studi dimostrano che una maggiore spesa militare è accompagnata da un effetto di spiazzamento sulla spesa sociale e sanitaria. In una società che invecchia come quella tedesca, con crescenti esigenze di assistenza, investimenti nell'istruzione e ritardi nello sviluppo delle infrastrutture, questo effetto di spiazzamento è particolarmente critico.

Tuttavia, è importante differenziare la prospettiva. Gli investimenti nella politica di sicurezza non sono un mero spreco, bensì costituiscono la base per la prosperità economica. Una situazione geopolitica instabile, in cui la Russia, secondo la valutazione del BND (Dipartimento Nazionale di Difesa russo), potrebbe essere in grado di attaccare militarmente il territorio della NATO entro quattro-sette anni, crea rischi concreti per il commercio, le catene di approvvigionamento e l'attrattività di una sede aziendale. I costi di una difesa inadeguata possono superare di gran lunga i costi del riarmo. In quest'ottica, la sicurezza non è una spesa, ma un investimento nella stabilità del sistema socio-economico.

A ciò si aggiunge il potenziale innovativo della ricerca e sviluppo in ambito militare. Storicamente, la tecnologia militare ha generato applicazioni civili che hanno avuto un impatto economico significativo, da Internet e il GPS alla miniaturizzazione dei semiconduttori. Tuttavia, come sottolineano gli economisti di Mannheim, le prove empiriche per la Germania in questo ambito sono scarse. La Germania importa una quota maggiore dei suoi armamenti rispetto, ad esempio, agli Stati Uniti, dove questo canale di trasmissione dalla ricerca militare alle innovazioni civili è stato storicamente particolarmente forte. Le condizioni per effetti di ricaduta comparabili in Germania dovrebbero innanzitutto essere create specificamente, attraverso la promozione mirata di tecnologie a duplice uso, procedure di appalto più trasparenti e una più stretta interazione tra la ricerca nel settore della difesa e l'economia civile.

Il dilemma strutturale: la trasformazione di un'economia in tempo di pace

Quello che la Germania sta vivendo non è un aumento temporaneo della spesa, ma l'inizio di una trasformazione strutturale della sua economia. Un'economia che per decenni si è basata sulla forza delle esportazioni, sull'automazione industriale e sulle catene del valore globali deve ora costruire rapidamente un'industria della difesa altamente performante, con tutte le difficoltà che un simile cambiamento strutturale genera. I bilanci della difesa tedeschi sono aumentati a doppia cifra per tre anni consecutivi: di circa il 28% nel 2024, del 24% nel 2025, con ulteriori massicci aumenti previsti fino al 2029. Si tratta di una portata tale che persino un'industria della difesa ben consolidata ha bisogno di tempo per adeguare le proprie capacità.

Questo conflitto tra velocità e capacità di assorbimento è forse il problema economico più centrale del riarmo tedesco. Quando la capacità è scarsa e mancano lavoratori qualificati, le risorse vengono utilizzate in modo inefficiente: i prezzi aumentano, i tempi di consegna si allungano e i processi di approvvigionamento diventano soggetti a errori. Il Ministero federale della Difesa lotta da anni con la reputazione di ritardare i progetti di approvvigionamento: un problema culturale e strutturale che non può essere risolto solo con aumenti di bilancio. L'approccio di riforma cruciale risiede quindi non solo nella quantità della spesa, ma anche nella qualità della governance istituzionale: processi di approvvigionamento trasparenti, strutture burocratiche efficienti e formati di cooperazione europea.

Nel lungo periodo, la Germania dovrà affrontare una questione strategica fondamentale: qual è il livello di spesa per la difesa sostenibile senza compromettere le basi economiche su cui tale spesa si fonda? I piani di bilancio fino al 2029 prevedono un aumento a 151,7 miliardi di euro. Ciò corrisponde a una quota di spesa NATO del 3,5% del PIL, una cifra che la Germania non raggiungeva dal culmine della Guerra Fredda e che comporta costi strutturali considerevoli. Allo stesso tempo, l'economia tedesca si trova ad affrontare un contesto economico difficile, alle prese con prezzi energetici elevati, stagnazione della produzione industriale e oneri demografici. Trovare un equilibrio tra la necessità di politica di sicurezza e la sostenibilità economica è la vera sfida, una sfida a cui nessun rapporto SIPRI può dare una risposta.

Una scommessa razionale sulla stabilità, con un costo implicito

La valutazione economica complessiva del riarmo tedesco è complessa. Tra gli aspetti positivi: la Germania sta inviando un chiaro segnale geopolitico, adempiendo per la prima volta da decenni ai suoi obblighi di alleanza, rafforzando la base industriale di alcune aziende del settore della difesa e contribuendo alla deterrenza collettiva in Europa. Questo investimento nella stabilità e nella sicurezza ha un valore economico reale, seppur difficile da quantificare. Tra gli aspetti negativi: il moltiplicatore macroeconomico della spesa per la difesa è basso, la capacità industriale è già pienamente utilizzata, la carenza di manodopera qualificata rappresenta un ostacolo strutturale alla crescita e i fondi speciali finanziati con debito aumentano l'onere degli interessi a lungo termine per lo Stato. Le promesse di un "gigantesco programma di stimolo economico" sono, secondo le ricerche attuali, irrealizzabili. Ciò che la Germania sta ottenendo è principalmente maggiore sicurezza, ma non un lasciapassare per la crescita economica.

 

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