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Il più grande parco solare (Dama) dell'UE: come la Romania sta spodestando Lipsia – 1,2 gigawatt e 520 milioni di euro


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Pubblicato il: 3 settembre 2026 / Aggiornato il: 3 settembre 2026 – Autore: Konrad Wolfenstein

Il più grande parco solare dell'UE: come la Romania sta spodestando Lipsia – 1,2 gigawatt e 520 milioni di euro

Il più grande parco solare dell'UE: come la Romania sta spodestando Lipsia – 1,2 gigawatt e 520 milioni di euro – Immagine creativa sull'argomento, realizzata con intelligenza artificiale: Xpert.Digital

Una scommessa da 520 milioni di euro: il mega-progetto che sta rivoluzionando il mercato elettrico europeo

1,2 gigawatt per la transizione energetica: il gigantesco piano solare della Romania

Energia solare e pascoli per le pecore: la storia del più grande parco solare dell'UE

La Romania è spesso considerata il paese problematico d'Europa in materia di transizione energetica, afflitta da ritardi politici, da una graduale eliminazione del carbone e da una forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Ora, però, il paese sta pianificando una svolta storica: il progetto "Dama Solar", situato vicino al confine ungherese, creerà quello che sarà il più grande parco solare dell'Unione Europea, superando persino impianti giganteschi come quello di Witznitz, in Sassonia. I permessi di costruzione per il mastodontico progetto da 1,2 gigawatt sono stati concessi e il finanziamento internazionale sta prendendo forma. Ciononostante, rimane una questione sistemica cruciale: un singolo parco solare da record è sufficiente a risolvere i profondi problemi strutturali e l'evidente deficit di stoccaggio di un'intera economia nazionale? Uno sguardo più attento a un progetto che è molto più di una semplice iniziativa di prestigio: è il test definitivo per la transizione energetica dell'Europa orientale.

La scommessa solare della Romania: un megaprogetto può salvare la transizione energetica di un Paese in ritardo?

La politica energetica rumena si trova a un bivio, esemplificando l'ambivalenza di molte economie dell'Europa centrale e orientale. Mentre Bruxelles sta portando avanti la trasformazione dell'approvvigionamento elettrico europeo verso le energie rinnovabili, la Romania è significativamente indietro rispetto alla media UE nel raggiungimento dei principali obiettivi di espansione. Lo scorso anno, secondo il think tank energetico Ember, solo il 9,78% dell'elettricità rumena proveniva da energia solare, rispetto a una media UE del 13,1%. Un quadro simile emerge per l'energia eolica: 12% contro il 17% di media nell'UE. Queste carenze non sono una semplice nota a margine, ma indicano piuttosto un problema strutturale nella politica energetica rumena, che persiste da anni a causa dell'indecisione politica, delle barriere agli investimenti e della continua dipendenza dai combustibili fossili.

Il permesso di costruire come punto di svolta per un progetto mastodontico

L'Agenzia rumena per la regolamentazione dell'energia (ANRE) ha concesso a Rezolv Energy l'autorizzazione per la costruzione del parco solare Dama Solar, un processo che in genere si avvia solo quando gli sviluppatori del progetto possono dimostrare di disporre di finanziamenti sicuri per un'opera di tale portata. Questo passaggio di consegne formale indica che il progetto ha superato la fase critica dell'annuncio ed è entrato nella fase di piena implementazione. Il parco solare sorgerà nella parte nord-occidentale della contea di Arad, vicino al confine ungherese, nei comuni di Grăniceri e Pilu. Con una capacità installata in corrente continua prevista di 1,2 gigawatt di picco, l'impianto, una volta entrato in funzione nella prima metà del 2028 – o secondo altre fonti, a partire dal 2030 – supererà l'attuale detentore del record, il parco solare di Witznitz vicino a Lipsia, diventando il più grande impianto solare operativo nell'UE.

Dalle miniere ai campi fotovoltaici: il contraddittorio bilancio energetico del Paese

Il mix energetico rumeno rivela una struttura paradossale che non può essere spiegata unicamente con una mancanza di volontà politica. Nel 2025, l'energia idroelettrica ha rappresentato la quota maggiore della produzione di elettricità, con il 24,3%, seguita dal gas naturale con il 16,9% e dal carbone con il 15,2%. Entrambe le quote di combustibili fossili sono superiori alla media UE, pari al 16,8% per il gas e al 9,18% per il carbone. Allo stesso tempo, dalla fine del 2022, la Romania ha importato circa il 20% del proprio fabbisogno di gas naturale dall'Azerbaigian, e si prevede che queste importazioni aumenteranno fino al 50% nel medio termine se il Paese rispetterà il suo piano di abbandono del carbone. Questa situazione chiarisce che il previsto abbandono del carbone non porterà automaticamente a un approvvigionamento energetico più pulito, ma potrebbe inizialmente comportare una maggiore dipendenza dal gas naturale importato, a meno che non si proceda a un ritmo sufficiente con l'espansione della capacità di energia rinnovabile.

Un piano di eliminazione graduale del carbone con date obiettivo variabili

La storia politica dell'abbandono del carbone in Romania rivela una serie di rinvii ripetuti, sollevando dubbi sulla vincolatività degli obiettivi climatici nazionali. Originariamente fissata al 2032, la data obiettivo è stata anticipata al 2030 nel 2022, a seguito della crisi energetica scatenatasi dopo l'attacco russo all'Ucraina, prima che una normativa rivista consentisse nuovamente di mantenere in riserva singole centrali elettriche fino al 2032. Una legge rumena sulla decarbonizzazione impone la chiusura definitiva delle centrali a carbone entro il 2030, ma permette ad alcuni impianti di mantenere uno status di riserva strategica fino a tale data. Attualmente, otto centrali a carbone con una capacità installata di 4.590 megawatt forniscono circa il 17% del consumo di elettricità del paese – una quota che, data la necessità di sicurezza dell'approvvigionamento, appare difficile da sostituire nel breve termine. Il piano di ripresa nazionale mira ad aumentare la capacità solare ed eolica da circa 1.600 megawatt a 4.600 megawatt entro il 2030, sebbene gli obiettivi intermedi, come ad esempio almeno 3.000 megawatt di potenza eolica e solare installata entro il 2026, non siano stati ancora raggiunti in modo sistematico.

Le specifiche tecniche del parco solare di Dama

Secondo Rezolv Energy, il parco solare avrà una capacità installata di 1,24 gigawatt e potrebbe teoricamente generare fino a 10,86 terawattora di elettricità all'anno, più del doppio dell'attuale produzione totale di energia solare della Romania. Tuttavia, questo massimo teorico di produzione va considerato con cautela, poiché gli impianti solari, per loro stessa natura, non possono operare a piena capacità in modo continuativo, ma dipendono dall'irraggiamento solare e dalle condizioni meteorologiche. Anche con un utilizzo medio annuo prudente del 15% della capacità, l'impianto potrebbe comunque fornire 1,63 terawattora di elettricità. Gli sviluppatori del progetto prevedono che la produzione annua di elettricità sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 280.000 famiglie, corrispondenti a quasi un milione di persone, e si aspettano inoltre la creazione di oltre 500 nuovi posti di lavoro nei prossimi tre anni.

 

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Chi c'è dietro il progetto e qual è il suo costo reale?

Il progetto è gestito tramite la società veicolo West Power Investments SRL, interamente controllata da Rezolv Energy, un produttore indipendente di energia specializzato in energie rinnovabili con sede nella Repubblica Ceca. I costi stimati del progetto hanno subito notevoli fluttuazioni nel tempo: le stime iniziali variavano da 800 milioni a 1 miliardo di euro, mentre le cifre attuali si attestano intorno ai 520 milioni di euro. Per finanziare il progetto, la società veicolo sta cercando di ottenere un prestito fino a 107 milioni di euro dall'International Finance Corporation, parte del Gruppo Banca Mondiale, il che conferisce al progetto un certo grado di sicurezza e credibilità a livello internazionale. L'inizio dei lavori è previsto dopo la firma del contratto di ingegneria, approvvigionamento e costruzione, con una durata stimata di circa due anni e mezzo.

Connessione di rete e infrastruttura tecnica come fattore critico di successo

L'energia elettrica prodotta verrà immessa nella rete di trasmissione rumena tramite un'infrastruttura sotterranea ad alta tensione dedicata. L'impianto sarà collegato alla linea aerea esistente da 400 kilovolt tra Nădab e Békéscsaba, gestita dall'operatore di rete di trasmissione rumeno Transelectrica. Il progetto comprende pannelli fotovoltaici a terra, stazioni di inverter, una rete interna di media tensione, una sottostazione principale e una sottostazione di interconnessione da 400 kilovolt, nota come Grăniceri, tutte collegate da circa 3,5 chilometri di cavo ad alta tensione sotterraneo. È importante sottolineare che il progetto non richiede alcun trasferimento fisico di persone, poiché tutti i terreni necessari sono stati acquisiti tramite transazioni volontarie e accordi di servitù. Ciò riduce significativamente una delle fonti di conflitto più comuni nei progetti su larga scala di questo tipo e dovrebbe limitare l'opposizione politica e pubblica al progetto.

Il problema strutturale dell'accumulo di energia nella rete elettrica rumena

Un problema chiave, spesso sottovalutato, del sistema energetico rumeno risiede nell'insufficiente capacità di stoccaggio e nella scarsa flessibilità della rete. La Romania produce quantità significative di elettricità a basso costo durante il giorno, ma a causa della mancanza di infrastrutture di stoccaggio adeguate, questa non può essere immagazzinata all'interno del paese, con conseguenti perdite economiche e fluttuazioni nell'approvvigionamento. Questo problema è confermato dai dati dell'operatore Transelectrica, che mostrano come, nonostante le dichiarazioni politiche di indipendenza energetica, i prezzi dell'elettricità continuino ad aumentare e la stabilità della rete sia in calo, mentre le industrie ad alta intensità energetica hanno avvertito di costi energetici insostenibili già dalla primavera del 2026. Un ulteriore fattore di stress, legato alle condizioni meteorologiche, è il livello estremamente basso del Danubio, che riduce la produzione di elettricità dalle centrali idroelettriche, in particolare alle Porte di Ferro, fino al 30-40% al di sotto della media di lungo periodo. In questo contesto, è comprensibile perché Rezolv Energy stia valutando la futura integrazione di ampi sistemi di accumulo di energia per evitare la perdita di energia solare in eccesso durante i periodi di bassa domanda di rete. Senza un investimento parallelo nelle tecnologie di accumulo e nella flessibilità della rete, il parco solare di Dama, nonostante la sua notevole produzione nominale, rischia di subire una limitazione strutturale, come già accaduto ad altri paesi europei con una rapida espansione del solare.

Il sostegno ecologico come elemento distintivo

A differenza di molti progetti di energia rinnovabile su larga scala, Dama Solar combina la pura produzione di energia elettrica con un concetto completo di compensazione ecologica. Una parte significativa dei terreni agricoli di qualità inferiore verrà riconvertita a pascolo, dove le pecore pascoleranno per mantenere bassa la vegetazione sotto le file di moduli: una forma di duplice uso del suolo che sta diventando sempre più una pratica standard nel settore fotovoltaico. Inoltre, il progetto include una riserva naturale di 82 ettari che, secondo l'azienda, rappresenta una delle più grandi misure di rinaturalizzazione avviate da privati ​​mai associate a un progetto solare nell'Europa sud-orientale. L'esperienza ha dimostrato che tali misure di accompagnamento non solo servono alla conservazione della natura, ma facilitano anche l'iter autorizzativo e aumentano l'accettazione pubblica di progetti su larga scala di questa portata.

Perché un singolo progetto su larga scala non può risolvere la questione sistemica

Nonostante l'importanza simbolica del più grande parco solare dell'UE, sarebbe una semplificazione eccessiva considerarlo l'unica soluzione alle carenze della politica energetica rumena. Anche ipotizzando un utilizzo ottimistico della capacità, l'impianto coprirebbe solo una frazione del fabbisogno totale di elettricità della Romania e non risolverebbe automaticamente le carenze strutturali più profonde del paese, principalmente la mancanza di capacità di stoccaggio, una base idroelettrica instabile e una crescente dipendenza dal gas naturale importato. L'OCSE sottolinea inoltre che, anche con la piena e tempestiva attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal piano nazionale per l'energia e il clima, la Romania rischia di non raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel settore non legato al commercio di quote di emissioni entro il 2030, poiché le riduzioni annuali delle emissioni richieste, pari all'1,2%, sono significativamente superiori alla tendenza storica di crescita annuale delle emissioni dell'1,3% registrata nel decennio precedente. La Commissione europea ha inoltre ripetutamente richiesto miglioramenti nella sua valutazione del piano nazionale per l'energia e il clima aggiornato, in particolare per quanto riguarda la graduale riduzione dei sussidi ai combustibili fossili e una tempistica più chiara per l'eliminazione graduale del carbone.

La dimensione economica va oltre i semplici kilowattora

Dal punto di vista economico, il progetto Dama rappresenta comunque un importante precedente per gli investimenti diretti esteri nel settore energetico rumeno, dimostrando che gli sviluppatori internazionali e le istituzioni finanziarie multilaterali come l'IFC sono disposti a investire ingenti capitali in un Paese il cui quadro normativo è stato a lungo considerato un deterrente agli investimenti. Il fatto che i costi stimati del progetto siano diminuiti nel tempo, passando da un massimo di un miliardo di euro a circa 520 milioni di euro, indica anche una riduzione dei costi tecnologici nel settore fotovoltaico e una pianificazione del progetto più matura, che consente calcoli più realistici. La promessa creazione di oltre 500 posti di lavoro entro tre anni dovrebbe fornire un notevole impulso economico alla regione di confine di Arad, strutturalmente debole e tradizionalmente dominata dall'agricoltura, sebbene l'esperienza dimostri che l'impatto occupazionale a lungo termine dei parchi solari durante la fase operativa, a differenza di quello durante la fase di costruzione, sia considerevolmente inferiore a quello delle centrali elettriche convenzionali.

Una valutazione lucida per gli anni a venire

Il parco solare di Dama è un elemento significativo, ma non sufficiente, per la transizione energetica della Romania. Dimostra che il Paese è tecnicamente e finanziariamente in grado di realizzare progetti di energia rinnovabile su larga scala, ma la vera sfida risiede nella parallela modernizzazione dell'infrastruttura di rete, nello sviluppo di una capacità di accumulo sufficiente e nell'attuazione affidabile dell'abbandono graduale del carbone, più volte rinviato. Se il parco solare riuscirà a integrarsi con successo con le soluzioni di accumulo previste, affrontando al contempo i colli di bottiglia della rete, il progetto potrebbe effettivamente fungere da catalizzatore per accelerare la transizione energetica della Romania. Tuttavia, se le politiche infrastrutturali di accompagnamento non saranno all'altezza delle aspettative, Dama Solar, nonostante le sue dimensioni simboliche, rischia di diventare un progetto isolato che evidenzia le debolezze strutturali del sistema energetico rumeno anziché risolverle.

 

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