
L'Arabia Saudita rinvia i Giochi asiatici invernali del 2029: analisi della crisi sistemica alla base della decisione – Immagine creativa: Xpert.Digital
Perché la favola invernale dell'Arabia Saudita sta davvero esplodendo
I miliardi di petrolio non bastano: la brutale verità finanziaria dietro il ritiro saudita
Il rinvio dei Giochi Asiatici Invernali del 2029 da parte dell'Arabia Saudita non è una manovra isolata di natura politico-sportiva, ma piuttosto la logica conseguenza di una crisi sistemica che mette in discussione l'intera strategia di trasformazione del regno. La decisione, ufficialmente dichiarata un "rinvio strategico", è sintomatica di una profonda disillusione finanziaria e strutturale, culminata nello spettacolare fallimento di "The Line". L'analisi rivela un modello di fatale megalomania, calcoli di costi irrealistici e un crollo della credibilità internazionale che nemmeno i miliardi di petrolio del regno possono reggere.
I Giochi asiatici invernali del 2029 erano stati ufficialmente assegnati a Trojena nell'ambito del progetto NEOM in Arabia Saudita.
Dove dovrebbero svolgersi esattamente?
- La sede era Trojena, un resort montano e per sport invernali in fase di progettazione nella regione NEOM, nel nord-ovest dell'Arabia Saudita.
- Trojena si trova a circa 50 km dalla costa, a un'altitudine compresa tra i 1.500 e i 2.600 metri; le gare di sport invernali dovevano svolgersi lì, su neve artificiale.
Quanto era sicuro il luogo dell'evento?
- Il premio è stato assegnato dal Consiglio olimpico asiatico (OCA) il 4 ottobre 2022 a Phnom Penh; l'Arabia Saudita avrebbe quindi ospitato per la prima volta i Giochi asiatici invernali.
- Tuttavia, c'erano preoccupazioni circa l'avanzamento dei lavori di costruzione di Trojena; poiché il resort probabilmente non sarebbe stato completato in tempo, l'OCA ha preso in considerazione anche alternative come una possibile ubicazione in Corea del Sud o in Cina.
Realtà finanziaria: i limiti del finanziamento petrolifero
Crisi di bilancio e arbitraggio del prezzo del petrolio
L'Arabia Saudita si trova in una situazione finanziaria precaria che mette a nudo la fondamentale discrepanza tra ambizione e realtà economica. Il regno ha bisogno di un prezzo del petrolio di almeno 96 dollari al barile per pareggiare il bilancio. In effetti, il punto di pareggio effettivo è superiore a 100 dollari se si considerano le spese per i megaprogetti. Tuttavia, la realtà del mercato petrolifero pone Riad di fronte a prezzi che non raggiungono questa soglia da anni.
Il deficit di bilancio è peggiorato drasticamente. Nella prima metà del 2025, l'Arabia Saudita ha registrato un deficit di 93 miliardi di riyal sauditi (24,8 miliardi di dollari), più di tre volte il deficit dell'anno precedente. Le entrate petrolifere sono diminuite del 24% nello stesso periodo, mentre la spesa per i megaprogetti ha continuato a crescere. Questo sviluppo illustra una spirale finanziaria insostenibile che sta costringendo il Regno a riconsiderare radicalmente le proprie priorità.
Il PIF sotto pressione: dalla visione alla crisi valutaria
Il Fondo di Investimento Pubblico (PIF), lo strumento di finanziamento dei piani di trasformazione, è sottoposto a crescenti pressioni. Le sue riserve di liquidità hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi anni nel 2023, mentre il fondo ha dovuto ridurre drasticamente i suoi utili, del 60%, attestandosi a soli 6,9 miliardi di dollari nel 2024. La valutazione dei megaprogetti da parte del PIF è stata svalutata di 8 miliardi di dollari, documentando ufficialmente costi e ritardi in forte crescita.
La quota di gigaprogetti nel portafoglio PIF è scesa dall'8% (241 miliardi di riyal) nel 2023 al 6% (211 miliardi di riyal) nel 2024, con un calo di oltre il 12%. Queste cifre dimostrano che persino le vaste riserve petrolifere dell'Arabia Saudita non sono sufficienti a colmare gli enormi buchi finanziari creati da questi megaprogetti.
Il fallimento di "The Line" e "NEOM": simboli di un fallimento sistemico
"The Line": da 170 chilometri di visione a 2,4 chilometri di realtà
"The Line" è stata concepita come il fiore all'occhiello della strategia di trasformazione dell'Arabia Saudita: una futuristica città lineare lunga 170 chilometri nel deserto, destinata a rivoluzionare la vita urbana. La realtà è un disastro spettacolare: invece della metropoli progettata per 1,5 milioni di abitanti, entro il 2030 saranno completati solo 2,4 chilometri, con una riduzione di oltre il 98%. La popolazione target è stata ridotta a meno di 300.000 persone.
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“NEOM”: L’esplosione dei costi: da 500 miliardi a 8,8 trilioni di dollari
La stima iniziale dei costi di 500 miliardi di dollari per l'intero progetto NEOM si è rivelata completamente irrealistica. Un rapporto interno ottenuto dal Wall Street Journal ha stimato il costo totale effettivo a un'astronomica cifra di 8,8 trilioni di dollari. Questa somma è oltre 25 volte superiore al bilancio annuale dello Stato saudita. I tempi di costruzione aumenterebbero dai 25 anni originariamente previsti a oltre 60 anni, con il completamento previsto non prima del 2080.
La coppia di cifre “da 500 miliardi a 8,8 trilioni di dollari” si riferisce a nuove previsioni di costi non ufficiali: non si tratta di un bilancio confermato ufficialmente, ma di una stima interna ripresa dai media.
Cosa c'è di "vero" nell'affermazione:
- Il quadro originale, comunicato ufficialmente, per NEOM era di circa 500 miliardi di dollari USA, principalmente attraverso il Fondo di investimento pubblico (PIF).
- Secondo una verifica interna, riportata dal Wall Street Journal e da numerosi organi di stampa, la previsione dei costi totali a lungo termine è stata ora aumentata fino a 8,8 trilioni di dollari.
- Questi 8,8 trilioni si riferiscono a uno scenario di “stato finale” fino al 2080 circa, non alle spese fino al 2030 o al 2040.
Cosa deve essere limitato:
- Gli 8,8 trilioni sono una proiezione interna derivante da una verifica contabile, non una linea governativa ufficialmente confermata o una cifra comunicata dalla stessa NEOM come nuovo bilancio ufficiale; i rappresentanti della NEOM hanno criticato l'interpretazione di queste cifre definendole "errate".
- Altre stime nel dibattito pubblico sono significativamente più basse, alcune addirittura pari a "1,5 trilioni di dollari USA" per NEOM nel suo complesso; gli 8,8 trilioni rappresentano quindi più uno scenario peggiore o massimo, come emerge da un rapporto di revisione interna.
- Secondo la verifica, una parte di questa somma sarebbe finanziata nel corso di molti decenni, in parte da investitori privati e non esclusivamente attraverso il bilancio dello Stato saudita.
L'affermazione fattualmente corretta è: "Il progetto NEOM era stato inizialmente stimato in 500 miliardi di dollari; si dice che una successiva verifica interna abbia stimato i potenziali costi totali a lungo termine fino a 8,8 trilioni di dollari"
Errori di gestione e disinformazione sistematica
Oltre ai problemi macroeconomici, gravi errori di gestione contribuirono al fallimento del progetto. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, si verificò una sistematica manipolazione dei dati finanziari. I dirigenti avrebbero incluso ipotesi irrealistiche nei piani aziendali per nascondere gli sforamenti dei costi. Un project manager che aveva apertamente criticato queste stime dei costi fu licenziato. L'ideatore originale di "The Line", Thom Mayne, voleva informare il principe ereditario dei costi reali, ma gli fu impedito dalla dirigenza di NEOM.
Questi "inganni reciproci" hanno fatto sì che il principe ereditario Mohammed bin Salman sia stato tenuto a lungo all'oscuro dei veri costi e problemi del suo prestigioso progetto. Questa cultura della disinformazione è sintomatica di sistemi autocratici in cui le voci critiche vengono soppresse e le verità spiacevoli nascoste.
Il rinvio dei Giochi asiatici invernali: una conseguenza della crisi sistemica
Trojena: L'irrealizzabile sci nel deserto
I Giochi Asiatici Invernali del 2029 avrebbero dovuto svolgersi a Trojena, una stazione sciistica in fase di progettazione sulle montagne di NEOM. Il progetto prevedeva piste da sci sui tetti di hotel di lusso, un lago artificiale di acqua dolce lungo 3 chilometri e un complesso alberghiero e di intrattenimento all'avanguardia ("The Vault") scavato nella montagna. La realtà: i lavori sono notevolmente in ritardo e il progetto non verrebbe completato in tempo senza un sostanziale aumento del budget.
Le sfide tecniche sono enormi: per creare il lago artificiale, 2,7 milioni di metri cubi d'acqua dovrebbero essere pompati a piena capacità attraverso una tubazione di 1 metro di diametro per almeno due anni. La costruzione del principale impianto di desalinizzazione di Sharma non è ancora iniziata, il che rende estremamente improbabile il rispetto della scadenza del 2029.
La decisione formale: dal rinvio allo stop
Il 23 gennaio 2026, il Comitato Olimpico Asiatico (OCA) e il Comitato Olimpico Saudita hanno rilasciato una dichiarazione congiunta confermando il rinvio dei Giochi a una data successiva, non specificata. Ufficialmente, la decisione è giustificata come un "ritardo strategico" per "sviluppare una cultura degli sport invernali". La realtà: questa è un'ammissione di fallimento.
Già nell'agosto 2025, l'OCA aveva contattato la Corea del Sud e la Cina come potenziali paesi ospitanti alternativi. La Corea del Sud ha confermato che l'OCA aveva formalmente chiesto di subentrare. Il fatto che l'Arabia Saudita intenda ora organizzare "una serie di eventi sportivi invernali indipendenti nei prossimi anni" invece di ospitare i Giochi suggerisce che i Giochi non solo sono stati rinviati, ma di fatto annullati.

