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Il trucco del lavoro part-time: come le autorità pubbliche tedesche potrebbero risolvere immediatamente il problema del personale

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Pubblicato il: 2 settembre 2026 / Aggiornato il: 2 settembre 2026 – Autore: Konrad Wolfenstein

Il trucco del lavoro part-time: come le autorità pubbliche tedesche potrebbero risolvere immediatamente il problema del personale

Il trucco del lavoro part-time: come le autorità pubbliche tedesche potrebbero risolvere immediatamente il problema della carenza di personale – Immagine: Xpert.Digital

631.000 dipendenti pubblici scomparsi? Uno studio rivela il vero tesoro di personale dello Stato

Carenza di personale nelle scuole e negli asili nido? Un nuovo calcolo smaschera la scusa

Uno studio segreto dell'intelligence rivela che lo Stato tedesco non ha bisogno di nuovo personale

La carenza di lavoratori qualificati nel settore pubblico tedesco è considerata un dato di fatto innegabile, ma cosa succederebbe se lo Stato stesso stesse aggravando strutturalmente il problema della carenza di personale? Mentre la Federazione tedesca della pubblica amministrazione (dbb) lancia l'allarme, lamentando una carenza a livello nazionale di 631.000 dipendenti entro il 2026, un nuovo e sconvolgente studio dell'Istituto economico tedesco (IW) offre una sorprendente contro-stima. Secondo lo studio, l'altissimo tasso di lavoro a tempo parziale significa che esattamente 634.000 posizioni equivalenti a tempo pieno rimangono inutilizzate negli uffici pubblici, nelle scuole e negli asili nido. A prima vista, sembra un risultato perfetto: in teoria, il divario potrebbe essere colmato unicamente dal personale esistente. Tuttavia, in pratica, l'equazione non è così semplice. Il testo che segue esamina i risultati dello studio IW, mette in discussione la comoda narrazione di un settore pubblico cronicamente a corto di personale e dimostra perché una gestione intelligente dell'orario di lavoro, incentivi concreti per gli straordinari e, soprattutto, una drastica riduzione della burocrazia siano la vera soluzione alla crisi del personale.

Il bacino di talenti nascosto nell'apparato statale tedesco: quando le lamentele sulla carenza di personale diventano una scusa politica

Per anni, lo Stato tedesco si è dipinto come cronicamente a corto di personale. Dalla polizia alle scuole, fino agli enti locali, si ripete una narrazione che quasi nessuno mette seriamente in discussione: semplicemente non ci sono abbastanza persone per gestire il crescente carico di lavoro. La Federazione tedesca dei dipendenti pubblici (dbb) ha rafforzato questa narrazione con un'indagine annuale condotta tra i suoi 41 sindacati membri, giungendo alla conclusione che per il 2026 la carenza di personale nel settore pubblico ammonterà a 631.000 unità, un aumento rispetto ai 600.000 dell'anno precedente. Questa cifra è politicamente efficace perché suggerisce una semplice, quasi intuitiva, catena di causa ed effetto: più compiti, più burocrazia, maggiore necessità di nuovo personale, di conseguenza maggiori spese e più assunzioni. Un nuovo studio, ancora inedito, dell'Istituto economico tedesco (IW), di cui BILD è entrata in possesso in esclusiva, presenta ora una scomoda contro-argomentazione a questa narrazione. L'autore dello studio, Björn Kauder, economista senior presso l'IW ed esperto riconosciuto di finanza pubblica, ha calcolato la quantità di tempo lavorativo che potrebbe essere generata dal personale esistente se venisse semplicemente impiegato in modo più sistematico. Il risultato è sorprendentemente simile al tanto discusso divario di competenze e getta nuova luce sul dibattito relativo alla presunta carenza di lavoratori qualificati nel settore pubblico.

Il calcolo sorprendente: una corrispondenza quasi perfetta tra il divario e la riserva

Il messaggio centrale del calcolo IW può essere riassunto in una frase: se tutti i dipendenti a tempo parziale a livello federale, statale e locale aumentassero le proprie ore lavorative fino a raggiungere il tempo pieno, si otterrebbe un carico di lavoro aggiuntivo pari a 634.000 equivalenti a tempo pieno. Questa cifra è quasi identica ai 631.000 dipendenti che, secondo le stime della Federazione tedesca dei dipendenti pubblici (DBB), mancano al settore pubblico. A prima vista, sembra un risultato matematico perfetto, che suggerisce che il governo potrebbe risolvere il problema, da lui stesso diagnosticato, completamente da solo, senza assumere un solo nuovo dipendente al di fuori del settore pubblico. Il calcolo si basa sulle statistiche del personale dell'Ufficio federale di statistica, da cui si può ricavare la differenza tra le ore di lavoro effettive dei dipendenti a tempo parziale e le ore di lavoro ipotetiche di un posto a tempo pieno. La particolarità di questo modello di calcolo è che funziona esclusivamente con il personale esistente. Non si tratta quindi di creare nuove posizioni, ma di ottimizzare l'utilizzo dei contratti di lavoro esistenti. La stessa IW descrive esplicitamente questo scenario massimo come un limite teorico superiore e non come una raccomandazione realistica per l'azione. Una transizione obbligatoria di tutti i dipendenti a tempo parziale al lavoro a tempo pieno sarebbe praticamente impossibile da attuare secondo la legislazione sul lavoro e verrebbe inoltre ostacolata da circostanze personali come la cura dei figli, le responsabilità di assistenza o limitazioni di salute. Ciononostante, la cifra fornisce un importante punto di riferimento per valutare l'effettiva entità delle riserve di tempo lavorativo inutilizzato.

La Sassonia-Anhalt come punto di riferimento: cosa significherebbe uno scenario realistico

Poiché una transizione completa al lavoro a tempo pieno è considerata irrealistica, l'IW (Istituto economico tedesco) ha calcolato un secondo scenario, decisamente più moderato. L'idea di base è semplice ed elegante dal punto di vista metodologico: il modello prende come riferimento lo stato federale che già vanta la media più alta di ore lavorative nel settore pubblico e calcola cosa accadrebbe se tutti gli altri stati e comuni raggiungessero tale livello. Lo stato di riferimento è la Sassonia-Anhalt. Anche in questo modello più prudente, si registrerebbero comunque 294.000 equivalenti a tempo pieno in più a livello nazionale. Questa cifra corrisponde a poco meno della metà della riserva massima teorica, ma è comunque considerevole e coprirebbe quasi la metà della carenza totale di personale lamentata dalla Federazione dei dipendenti pubblici tedeschi. Questo calcolo è metodologicamente più convincente perché non presuppone uno stato ideale utopico, bensì un modello di orario di lavoro che ha già dimostrato di funzionare nella pratica. Se uno stato federale riesce a far lavorare i propri dipendenti per un numero medio di ore superiore senza che il sistema collassi, si può sostenere che per altri stati raggiungere questo livello sia fondamentalmente possibile. Al contempo, il confronto evidenzia anche l'eterogeneità delle culture relative all'orario di lavoro tra i Länder, eterogeneità dovuta a differenti quadri normativi in ​​materia di politiche familiari, strutture tariffarie e modelli occupazionali storicamente consolidati, soprattutto nel confronto Est-Ovest.

Nello specifico, dove si trovano le maggiori riserve: in primo piano scuole, asili nido e amministrazioni

Lo studio si rivela particolarmente illuminante se analizzato per settore di competenza, poiché è qui che emerge un'amara ironia. Le maggiori riserve di tempo lavorativo inutilizzato si riscontrano proprio nei settori in cui la carenza di personale è più lamentata pubblicamente. Kauder stima un potenziale teorico di 153.000 equivalenti a tempo pieno nelle scuole, il che corrisponderebbe a un possibile aumento del carico di lavoro di quasi il 20%. Negli asili nido, la riserva è di 54.400 equivalenti a tempo pieno e negli enti locali di 41.800. Nelle università, ciò si traduce in 16.000 posizioni a tempo pieno aggiuntive, e nelle forze di polizia ancora 10.800. Questi dati sono particolarmente significativi perché la Federazione tedesca della pubblica amministrazione (dbb), in una propria indagine, classifica proprio questi settori come particolarmente carenti di personale: la dbb chiede 120.000 posizioni aggiuntive nelle scuole, 112.000 negli enti locali e 97.000 negli asili nido. Un confronto tra i due studi suggerisce che una parte significativa della percepita carenza di personale in questi settori non è dovuta principalmente a una mancanza di personale, bensì alla distribuzione delle ore lavorative disponibili su molti posti a tempo parziale. Insegnanti, educatori e personale amministrativo in Germania lavorano tradizionalmente a tempo parziale in misura sproporzionatamente elevata, spesso per motivi familiari, ma anche perché alcuni profili professionali, come quelli di insegnamento, sono strutturalmente concepiti per modelli a tempo parziale. Questa predisposizione strutturale implica che, sebbene un settore possa avere un numero elevato di dipendenti sulla carta, il carico di lavoro effettivo è considerevolmente inferiore a quanto suggerirebbe il numero di dipendenti.

Baviera, Renania Settentrionale-Vestfalia e Baden-Württemberg guidano gli stati federali

La distribuzione regionale della riserva di personale a tempo parziale offre anche interessanti spunti di riflessione sulla struttura federale del servizio pubblico. In termini assoluti, la Baviera è in testa alla classifica: se tutti i dipendenti a tempo parziale dello Stato e dei comuni bavaresi venissero convertiti in posizioni a tempo pieno, ciò corrisponderebbe a 129.800 dipendenti a tempo pieno aggiuntivi. Seguono la Renania Settentrionale-Vestfalia con 115.100 e il Baden-Württemberg con 111.300 equivalenti a tempo pieno aggiuntivi. Quest'ordine non sorprende, poiché si tratta dei tre Länder più popolosi ed economicamente più forti, i cui servizi pubblici sono di conseguenza più ampi. Più interessante è la visione dell'entità relativa in relazione al carico di lavoro esistente. Nel Baden-Württemberg, in Baviera e in Renania-Palatinato, il carico di lavoro potrebbe teoricamente aumentare di circa il 19-21% se tutte le posizioni a tempo parziale venissero ampliate. La situazione è ben diversa in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l'aumento teorico ammonterebbe solo all'8% circa. Questa significativa discrepanza tra Est e Ovest riflette differenze strutturali nella partecipazione al mercato del lavoro, sviluppatesi nel corso della storia. Negli stati della Germania orientale, l'occupazione a tempo pieno tra le donne è tradizionalmente più diffusa che in gran parte della Germania occidentale, dove il lavoro a tempo parziale, soprattutto per le donne con figli, è culturalmente più radicato. Questo diverso punto di partenza implica anche che un allineamento a livello nazionale con il livello della Sassonia-Anhalt incontrerà probabilmente una resistenza considerevolmente maggiore negli stati occidentali più ricchi rispetto a quelli già più vicini a tale parametro di riferimento.

Due numeri, due prospettive: perché 634.000 non è semplicemente uguale a 631.000

Nonostante il fascino derivante dalla quasi identica entità delle due cifre, si raccomanda cautela, poiché non sono facilmente intercambiabili dal punto di vista metodologico. La cifra della Federazione tedesca della funzione pubblica (dbb) si basa su un'indagine soggettiva condotta tra i sindacati membri, che coglie l'effettiva necessità strutturale di un'adeguata prestazione lavorativa percepita, e non semplicemente il numero di posizioni formalmente vacanti. La cifra dell'IW, d'altro canto, è una derivazione puramente matematica dalle statistiche ufficiali sull'orario di lavoro, senza alcuna valutazione normativa sulla reale necessità o efficacia di tale orario aggiuntivo. Inoltre, le due cifre non sono distribuite uniformemente tra i settori. La dbb individua la maggiore carenza nel settore infermieristico e dell'assistenza agli anziani, con 125.200 posizioni mancanti – un settore che non viene nemmeno considerato separatamente nel calcolo dell'IW sulla riserva di personale a tempo parziale nel settore pubblico, poiché gran parte del settore dell'assistenza in Germania non è organizzato all'interno del tradizionale servizio pubblico, ma piuttosto da fornitori indipendenti, affiliati a chiese o privati. Analogamente, la polizia e le forze armate insieme segnalano la necessità di 92.000 unità aggiuntive, mentre lo studio IW individua una riserva a tempo parziale di sole 10.800 unità per la polizia. Questa discrepanza dimostra che, sebbene le due cifre siano quasi identiche in termini assoluti, la loro struttura sottostante differisce considerevolmente. Un semplice confronto tra 634.000 e 631.000 sarebbe quindi una semplificazione eccessiva e fuorviante, suggerendo che la carenza di personale possa essere risolta settorialmente attraverso una ridistribuzione interna. In realtà, l'aumento delle posizioni a tempo parziale nelle scuole o negli asili nido non compenserebbe automaticamente l'urgente necessità di personale nel settore infermieristico o nella polizia, poiché i dipendenti in genere non possono o non vogliono passare da un settore all'altro.

La logica economica alla base della quota di contratti a tempo parziale nella pubblica amministrazione

Per valutare correttamente la rilevanza dello studio IW, è opportuno esaminare le cause strutturali dell'elevato tasso di lavoro a tempo parziale nel settore pubblico. In Germania, lo Stato è tradizionalmente un datore di lavoro particolarmente attento alle esigenze familiari, offrendo orari di lavoro flessibili, congedi parentali e opzioni di lavoro a tempo parziale in misura spesso assente nel settore privato, soprattutto nelle piccole e medie imprese. Questa offerta è particolarmente apprezzata dalle donne, già sovrarappresentate in molti settori professionali del settore pubblico, come quello dell'istruzione. Dal punto di vista dell'economia del lavoro, ciò porta a un paradosso: il settore pubblico attrae un gran numero di persone grazie all'attrattiva del lavoro a tempo parziale, ma al contempo aggrava il problema strutturale dell'insufficienza di ore lavorative, poiché un elevato numero di dipendenti non si traduce automaticamente in un corrispondente elevato numero di ore lavorate. In termini economici, si tratta di un classico problema di allocazione dei fattori produttivi. Mentre il fattore di produzione lavoro è disponibile in quantità sufficiente, non viene utilizzato per un tempo sufficiente. Aumentare l'orario di lavoro medio dei dipendenti esistenti sarebbe, per molti aspetti, più efficiente dal punto di vista economico rispetto all'assunzione di nuovo personale, poiché i dipendenti già formati e qualificati potrebbero essere più produttivi senza costi aggiuntivi di reclutamento, inserimento e formazione. Questo è precisamente il fulcro dell'argomentazione economica dell'IW: prima che il governo si impegni a competere per ulteriori lavoratori qualificati in un mercato del lavoro già saturo, dovrebbe innanzitutto valutare se sta sfruttando appieno il capitale umano di cui dispone.

Perché l'IW sconsiglia di reclutare personale dal settore privato

Un punto centrale e piuttosto controverso dello studio riguarda la valutazione economica delle strategie di reclutamento. L'IW (Istituto economico tedesco) conclude che non è economicamente vantaggioso sottrarre deliberatamente lavoratori al settore privato per la pubblica amministrazione. Questa posizione è degna di nota perché contraddice una diffusa e istintiva richiesta politica secondo cui salari più alti e condizioni di lavoro più attraenti nel settore pubblico potrebbero risolvere il problema della carenza di personale. Da una prospettiva macroeconomica, tuttavia, tale sottrazione di lavoratori è un gioco a somma zero che non aumenta la produttività complessiva del lavoro, ma si limita a ridistribuire i lavoratori da un settore all'altro. In un paese che già soffre di una carenza di lavoratori qualificati dovuta a fattori demografici, ogni posizione aggiuntiva nella pubblica amministrazione lascerebbe potenzialmente vacante una posizione nel settore privato, sia esso nell'industria, nelle piccole e medie imprese (PMI) o nei settori orientati all'esportazione, cruciali per la creazione di valore economico e la prosperità complessiva della Germania. Quando lo Stato compete per la stessa offerta limitata di lavoro con condizioni migliori, la competizione per il personale si intensifica senza che ciò si traduca in un aumento complessivo della produzione lavorativa. Questo ragionamento si allinea a una corrente di pensiero economico liberale più radicale, che considera il settore pubblico principalmente come un fattore di costo necessario ma potenzialmente improduttivo, la cui crescita indebolisce il settore privato, responsabile dell'innovazione e della creazione di valore, se avviene a scapito della stessa risorsa lavorativa limitata.

La soluzione migliore: leggi più snelle anziché più personale

Forse il messaggio strategico più importante dello studio, tuttavia, non risiede nel calcolo del lavoro a tempo parziale in sé, ma in una questione sistemica fondamentale sollevata dall'IW (Istituto economico tedesco). Invece di chiedersi se ci sia troppo poco personale per i compiti esistenti, l'istituto ribalta la prospettiva e si chiede se semplicemente ci siano troppi compiti per il personale esistente. Questa inversione di prospettiva è concettualmente cruciale perché sposta l'attenzione dal lato dell'offerta, ovvero il reclutamento, al lato della domanda, ovvero la quantità e la complessità dei compiti della pubblica amministrazione. L'IW individua nella semplificazione della legislazione, che richiede meno personale per la sua attuazione, la vera soluzione al problema della carenza di personale. È interessante notare che questa posizione si allinea anche con le richieste del mondo sindacale. Volker Geyer, presidente federale della dbb (Federazione dei dipendenti pubblici tedeschi), chiede a gran voce una revisione completa dei compiti della pubblica amministrazione e una digitalizzazione radicale che dovrebbe alleggerire il carico sia per i cittadini che per i dipendenti. Entrambe le parti, l'istituto di orientamento liberal-economico e la lobby sindacale dei dipendenti pubblici, riconoscono, indipendentemente l'una dall'altra, che il semplice aumento del personale non rappresenta una soluzione sostenibile finché il carico burocratico di fondo rimane invariato o continua a crescere. La differenza risiede piuttosto nella priorità attribuita agli strumenti: mentre la dbb (Federazione dei dipendenti pubblici tedeschi) si concentra anch'essa sull'aumento del personale e su condizioni di lavoro più competitive, l'IW (Istituto economico tedesco) pone maggiore enfasi sul miglioramento dell'efficienza interna attraverso la gestione del tempo e la riduzione dei compiti.

Ridurre la burocrazia come promessa politica perpetua e priva di fondamento

La richiesta di una minore burocrazia non è certo una novità nella politica tedesca. Per decenni, i governi federali che si sono succeduti hanno annunciato leggi di alleggerimento burocratico, provvedimenti volti a ridurre la burocrazia e semplificazioni amministrative, mentre la densità effettiva delle normative in molti settori, come quello edilizio, ambientale e del diritto sociale, continua ad aumentare. Questa discrepanza strutturale tra retorica politica e attuazione concreta spiega perché la richiesta dell'IW di leggi più snelle, pur essendo economicamente convincente, sia politicamente difficile da attuare. Ogni singola legge, regolamento e procedura amministrativa ha in genere un proprio gruppo di interesse che trae vantaggio dalle normative esistenti o quantomeno da esse trae sicurezza, mentre i costi complessivi della burocrazia sono distribuiti in modo diffuso nell'intera economia e nell'amministrazione pubblica. Dal punto di vista della scienza amministrativa, si tratta di un classico problema di beni pubblici, in cui interessi particolari e concentrati prevalgono su un interesse generale e diffuso a processi semplificati. Chiunque voglia davvero ridurre il personale statale necessario non dovrebbe quindi limitarsi a digitalizzare i singoli moduli, ma anche mettere in discussione radicalmente quali procedure di approvazione, requisiti di documentazione e meccanismi di controllo siano effettivamente ancora attuali. Ciò vale in particolare per settori come quello dell'edilizia, dove le complesse procedure di approvazione impegnano notevoli risorse umane nelle amministrazioni locali: uno dei settori in cui sia la dbb (Federazione dei dipendenti pubblici tedeschi) che l'IW (Istituto economico tedesco) hanno individuato significative carenze di personale o ingenti risorse non sfruttate.

La dimensione sociale: conciliare famiglia e lavoro a tempo pieno

Nonostante la razionalità economica dei calcoli dell'IW, non si può ignorare la dimensione socio-politica della quota di lavoro a tempo parziale. Una parte significativa dell'occupazione a tempo parziale nel settore pubblico, in particolare tra insegnanti e operatori dell'infanzia, deriva dalla necessità di conciliare il lavoro retribuito con le responsabilità familiari. Un aumento generalizzato di tutti i posti a tempo parziale in posizioni a tempo pieno, come ipotizzato dal limite teorico massimo dello studio, scatenerebbe una forte resistenza sociale e sarebbe difficilmente compatibile con il diritto al lavoro a tempo parziale sancito dalla legislazione tedesca in materia di lavoro. Inoltre, l'imposizione di una quota di lavoro a tempo pieno in professioni prevalentemente femminili come l'assistenza all'infanzia o l'istruzione primaria, senza un corrispondente ampliamento dei servizi per l'infanzia, aggraverebbe direttamente il problema dell'equilibrio tra vita professionale e privata e potrebbe paradossalmente portare a un calo della partecipazione femminile complessiva al mercato del lavoro, qualora le donne si ritirassero del tutto dal mercato del lavoro a causa della mancanza di opportunità di lavoro a tempo parziale. Il messaggio più realistico dello studio risiede quindi meno nella cifra spettacolare di 634.000 e più nel calcolo più moderato per la Sassonia-Anhalt, con i suoi 294.000 equivalenti a tempo pieno aggiuntivi. Questa cifra indica che anche un approccio cauto e volontario a un livello di orario di lavoro già più elevato potrebbe ottenere effetti significativi senza dover modificare drasticamente la normativa sul lavoro a tempo parziale. Sarebbero quindi più fattibili dal punto di vista politico modelli di incentivazione, come bonus finanziari per il passaggio dal lavoro a tempo parziale a quello a tempo pieno, un miglioramento delle infrastrutture per l'infanzia nelle scuole e nei comuni e interventi mirati per quei lavoratori a tempo parziale che vorrebbero lavorare più ore ma sono impediti da barriere strutturali, come la mancanza di posti negli asili nido.

Cosa significa concretamente lo studio per il dibattito politico

Lo studio IW non offre una soluzione preconfezionata, ma piuttosto un importante correttivo a un dibattito spesso troppo acritico sulla presunta carenza di lavoratori qualificati nel settore pubblico. Utilizzando solidi metodi statistici, dimostra che una parte significativa del problema di organico percepito è autoinflitta e potrebbe essere risolta, almeno in parte, attraverso un uso più intelligente del personale esistente, prima di prendere in considerazione costose nuove assunzioni o il reclutamento di personale dal settore privato. Allo stesso tempo, il confronto con il dato dbb chiarisce che, nonostante la loro sorprendente somiglianza numerica, i due indicatori misurano cose diverse e non possono essere semplicemente compensati l'uno con l'altro. Ciò porta a una raccomandazione più articolata per i responsabili politici: invece di richiedere un aumento generalizzato del personale, si dovrebbe prima condurre una valutazione specifica per settore al fine di determinare in quali aree l'aumento delle posizioni a tempo parziale sia realistico, socialmente accettabile ed economicamente sostenibile, e in quali aree, come l'assistenza infermieristica o le forze dell'ordine, sarà effettivamente necessario ricorrere a personale esterno aggiuntivo perché le risorse a tempo parziale disponibili sono semplicemente insufficienti. Allo stesso tempo, rimane la richiesta di una revisione fondamentale dei compiti governativi e di una riduzione sostanziale della burocrazia, una richiesta espressa in egual misura da economisti e sindacati. La vera sfida per i prossimi anni sarà capire se i politici tedeschi avranno il coraggio di eliminare effettivamente le mansioni superflue e semplificare le leggi, invece di invocare automaticamente la creazione di nuovo personale a ogni nuovo problema sociale. I dati dell'IW forniscono quantomeno una solida base empirica a sostegno di questa tesi.

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